Crema, Chiodo attacca la nuova ciclabile di via IV Novembre: “Un imbuto”
Ilaria Chiodo critica la nuova pista ciclabile di via IV Novembre, sollevando dubbi su sicurezza e traffico, chiedendo un piano di mobilità più integrato
La nuova pista ciclabile e la rimodulazione della viabilità in via IV Novembre finiscono nel mirino di Ilaria Chiodo, che contesta le modalità con cui è stato realizzato l’intervento, sollevando dubbi sia sulla fluidità del traffico sia sulla sicurezza dei ciclisti.
“Sebbene la sicurezza dei ciclisti sia un obiettivo condivisibile, la modalità con cui è stata attuata questa modifica solleva dubbi legittimi sulla lungimiranza dell’attuale Amministrazione”, sostiene Chiodo, secondo cui la trasformazione dell’asse viario centrale in un “imbuto” avrebbe generato code sistematiche con ripercussioni anche su via Carlo Urbino, via Crispi e via Viviani.
“La mobilità sostenibile non deve essere sinonimo di caos urbano”, afferma Chiodo, che considera il tempo perso nel traffico anche un costo sociale ed economico per la città. La contestazione riguarda però anche la sicurezza della nuova configurazione stradale.
In particolare, Chiodo segnala la vicinanza tra la bike lane e i parcheggi gratuiti all’incrocio tra via IV Novembre e via Viviani. “In assenza di uno spazio che garantisca l’apertura in sicurezza delle portiere, chi pedala è esposto al rischio costante di collisioni improvvise”, sostiene. Una situazione analoga, secondo l’esponente, si presenterebbe nei pressi degli esercizi commerciali, dove la pista passa dietro gli stalli e potrebbe interferire con le manovre delle auto in uscita.
Nel mirino anche la continuità del percorso ciclabile. Chiodo evidenzia che la bike lane nei pressi del ristorante “Il Bosco”, in via Viviani, “termina bruscamente in corrispondenza dello stop appena realizzato”, senza un collegamento ciclabile o un attraversamento che permetta di proseguire il percorso in sicurezza.
Un altro punto sollevato riguarda le dimensioni delle corsie stradali. Chiodo richiama le osservazioni dell’architetto cremasco Enzo Bettinelli, secondo cui le corsie sarebbero state ridotte a 2,20 metri, una misura ritenuta insufficiente per gli autobus, larghi circa 2,5 metri, e al limite per i furgoni.
“La giustificazione che la dividente è una linea tratteggiata e quindi oltrepassabile dai veicoli non regge”, sostiene Chiodo, secondo cui una delimitazione in uno spazio troppo stretto rischierebbe di creare una separazione solo formale tra la corsia e il traffico.
La critica finale riguarda quindi l’impostazione complessiva dell’intervento. “La creazione di una ciclabile non può essere un’azione isolata: deve essere parte di un piano del traffico complessivo che tenga conto delle dinamiche reali di spostamento”, conclude Chiodo, chiedendo meno interventi “calati dall’alto” e maggiore attenzione alle esigenze quotidiane di chi vive e attraversa la città.