Cronaca

L’ultimo saluto a Youssef Rama Abdelaziz: “Siamo un’unica comunità, scegliamo la vita”

Commozione ai funerali del giovane ucciso. L'appello di comunità islamica, istituzioni e associazioni: più integrazione, dialogo e impegno contro droga e criminalità

La cerimonia al centro islamico di Crema
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Una cerimonia partecipata e carica di commozione ha accompagnato l’ultimo saluto a Youssef Rama Abdelaziz a Crema. A guidare la funzione religiosa sono stati l’Imam Ahmed, insieme ad Ali Elsonbati, referente del centro islamico cremasco, davanti a familiari, amici, rappresentanti delle istituzioni e del mondo associativo, riuniti per ricordare il giovane e lanciare un messaggio di unità.

Nel suo intervento, Ali Elsonbati ha rivolto un appello affinché la tragedia diventi un’occasione di riflessione collettiva. “La nostra unica guerra dev’essere quella contro la droga e la criminalità“, ha affermato. “Dobbiamo coordinarci con il Comune e con le istituzioni del territorio affinché questi ragazzi possano essere davvero integrati e allontanati da quel contesto di droga e microcriminalità che troppo spesso li circonda”.

Alla cerimonia erano presenti, in rappresentanza del Comune, gli assessori Giorgio Cardile e Anastasie Musumary. Hanno partecipato anche alcune realtà del territorio, tra cui Alessio Maganuco per Arci e Marta Codoro, coordinatrice di Casa Angeli.

Nel suo intervento, l’assessore Giorgio Cardile ha sottolineato il ruolo della comunità nell’accompagnare i giovani nei momenti di difficoltà. “Quando un ragazzo cade deve trovare una comunità pronta a tendergli la mano. Servono comunità, servono gli amici, serve appoggio”. Un pensiero anche al clima che si è creato dopo la morte del giovane: “Abbiamo letto tante cose in questi giorni, piene di rabbia. Mi rivolgo alla comunità islamica e a quella cattolica: siamo un’unica grande comunità ferita che deve ritrovarsi“. Infine, un messaggio rivolto alle nuove generazioni: “Ai più giovani chiedo di scegliere la comunità della vita, non quella della morte e del rancore”.

Parole di vicinanza anche da Marta Codoro, coordinatrice di Casa Angeli, che ha ricordato il valore della vita e la necessità di costruire ponti tra le persone. “Non c’è motivo di spezzare la vita di un ragazzo così giovane. Youssef era uno di noi. Facciamo in modo di venirci incontro con le parole”.

L’ultimo saluto a Youssef si è così trasformato in un momento di raccoglimento, ma anche in un invito condiviso a rafforzare il dialogo tra le diverse comunità del territorio, promuovere percorsi di inclusione e contrastare quei fenomeni di emarginazione e criminalità che rischiano di coinvolgere i più giovani.

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