Crema, “57 giorni” rilancia l’impegno per la legalità: memoria e giovani al centro
Dalla commemorazione di via D'Amelio un messaggio condiviso: istituzioni e Consulta puntano su scuola, partecipazione e impegno civile
Si è conclusa la nona edizione di “57 giorni – Strade di legalità“, la rassegna promossa dalla Consulta dei Giovani di Crema per mantenere viva la memoria di Giovanni Falcone, Paolo Borsellino e di tutte le vittime delle mafie. Un centinaio di cittadini ha partecipato alla commemorazione della strage di via D’Amelio, seguita dallo spettacolo musicale dell’associazione Chakra e della flautista Sara Nallbani, con intermezzi di lettura recitata dell’associazione teatrale Triquetra.
Nel suo intervento, il sindaco di Crema Fabio Bergamaschi ha richiamato il significato dei 57 giorni che separarono la strage di Capaci da quella di via D’Amelio, definendoli “un tempo breve se misurato con l’orologio della Storia, ma infinito se vissuto nel peso della consapevolezza”. Ha ricordato come Paolo Borsellino, pur sapendo di essere nel mirino della mafia, non smise di lavorare, di cercare la verità e di incontrare i giovani, offrendo una testimonianza esemplare di coraggio e senso del dovere.

Il primo cittadino ha sottolineato come oggi la mafia agisca spesso attraverso l’infiltrazione silenziosa e le relazioni economiche, rendendo ancora più importante una società vigile e consapevole. “La mafia teme soprattutto una società consapevole”, ha affermato, ribadendo che la legalità non può ridursi a un principio celebrato nelle ricorrenze, ma deve tradursi in responsabilità quotidiana condivisa tra istituzioni, cittadini e scuola.
Fabio Bergamaschi ha quindi rivolto un ringraziamento alla Consulta dei Giovani per il percorso costruito tra il 23 maggio e il 19 luglio, sottolineando come affidare la memoria alle nuove generazioni significhi trasformare il ricordo in un impegno civile capace di incidere sul presente e sul futuro della comunità.
Per la referente della rassegna, Giulia Sole Bergamaschi, alla sua prima esperienza nel coordinamento dell’iniziativa, questa nona edizione è stata “impegnativa, ma ricca di soddisfazioni”. La referente ha ringraziato il gruppo di lavoro e le numerose realtà del territorio che hanno collaborato all’organizzazione della manifestazione, tra cui Arci Porto Sicuro, Libera, Tenuta Terre e Libertà, l’associazione e la libreria La Storia, la Consulta Giovani di Castelleone, il comitato Bene Comune di Abbiategrasso, U.C.A.P.TE, la Scuola di formazione Antonino Caponnetto, CreMaggiore, Mosaico Dance And Arts School e l’istituto Bruno Munari.
Nel suo intervento conclusivo, il presidente della Consulta Giovani Crema, Marco Valcarcel, ha tracciato un bilancio del percorso compiuto in nove edizioni. “L’obiettivo era raccontare ai giovani non solo i fatti storici del 1992, ma anche i valori dell’antimafia e della cultura della legalità. Oggi possiamo dire di averlo raggiunto, ma non possiamo accontentarci”. La nuova sfida, ha spiegato, sarà quella di “uscire dalla nostra bolla” per coinvolgere anche i ragazzi che vivono percorsi di vita differenti e che ancora non partecipano a queste iniziative.

Valcarcel ha invitato a guardare a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino come persone prima ancora che come eroi, affinché il loro esempio rimanga vicino alle nuove generazioni. Ha richiamato i valori del coraggio, del senso del dovere e dell’integrità, ricordando che rimanere in silenzio di fronte a un’ingiustizia significa rinunciare alle proprie responsabilità civiche.
Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo della scuola, definita un’alleata imprescindibile nella diffusione della cultura della legalità. Un pensiero è stato rivolto alla professoressa Alessandra Facchi, scomparsa poche settimane fa e collaboratrice delle prime edizioni della rassegna, ricordata come esempio di un’educazione fondata sulla giustizia, sulla libertà e sulla responsabilità civile.
La Consulta guarda già alla decima edizione della manifestazione. “Gli obiettivi per il futuro sono audaci – ha concluso Valcarcel – ma noi siamo giovani, possiamo sognare ed essere ambiziosi. Possiamo lavorare bene e continueremo a farlo con la consapevolezza che anche noi, con la nostra rassegna, possiamo dare un contributo per rendere il nostro Paese migliore”. Un messaggio che si intreccia con quello lanciato dal sindaco: fare della memoria non un esercizio di commemorazione, ma una responsabilità quotidiana, da vivere attraverso le proprie scelte e l’impegno concreto a difesa della legalità.