L’Anticiclone delle Azzorre? Non c’è più: i cambiamenti climatici al Rotary Visconteo
Nella relazione del Generale Luca Baione, gli effetti dei cambiamenti climatici al centro della conviviale del Club pandinese
Di clima, degli effetti del suo cambiamento nella nostra quotidianità, nel mondo, nelle strategie militari, negli equilibri internazionali e dei rimedi per fronteggiarli, si è parlato al Rotary Club Pandino Visconteo presieduto da Mauro Guarneri. Relatore della serata, il Generale di Brigata dell’Aeronautica Militare, Luca Baione, napoletano di origine, laureato in Scienze internazionali e diplomatiche, con master in Studi strategico militari, già Consigliere militare vicario del Presidente del Consiglio dei Ministri (2017-2019), capo dell’Ufficio Generale Aviazione Militare e Meteorologia presso lo Stato Maggiore, nonché Rappresentante Permanente per l’Italia presso l’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM-WMO), di cui è anche membro eletto nell’Executive Council.
Una relazione quella del Generale Luca Baione, socio rotariano presso il Rotary Club Eco Milano, che ha saputo guidare i presenti nella riflessione su un tema complesso quanto attuale, ricorrendo alla sua lunga e qualificata esperienza, da ultimo presso il World Economic Forum di Davos.
Nel suo intervento il Generale Baione ha introdotto numeri che caratterizzano il cambiamento climatico, ma anche rimedi, mitigazione, fino a parlare di Mediterraneo quale “hot spot climatico”. A questo punto, quasi come battuta, il Generale chiede ai presenti del perché non si sente più parlare di “anticiclone delle Azzorre”.
La risposta arriva subito: “Non esiste più quella corrente di aria da ovest verso il Mediterraneo, che portava stabilità e bel tempo, perché il Mediterraneo è stato occluso dall’anticiclone africano”, dice il Generale, con tutto quello che ne consegue in termini di innalzamento delle temperature; ecco perché è fondamentale “gestire l’inevitabile”, commenta il Generale. Ma a cos’è dovuto il cambiamento climatico? Lo spiega, dati alla mano, il Generale Baione: “È dovuto all’inspessimento dell’atmosfera, di determinati gas in atmosfera, che impediscono la fuoriuscita delle radiazioni solari una volta arrivate sulla terra, più correttamente – aggiunge il Generale – si dovrebbe parlare di effetto atmosfera e non effetto sera”. In altri termini, l’effetto che consente alla temperatura della terra di rimanere in un ambito medio di circa 15 gradi, viceversa, se non ci fosse l’atmosfera, sarebbe di meno 18 gradi.
Clima e questioni legate a sicurezza e difesa, anche di questo ha parlato il Generale Baione, ricordando la relazione presentata al Parlamento nel 2022, dai servizi di Intelligence: ad esempio, laddove le temperature medie aumentano, significa che qualsiasi equipaggiamento adottato dai contingenti militari impegnati all’estero, in condizioni di temperature estreme dura di meno, quindi i costi si moltiplicano.
Per contrastare il cambiamento climatico, del quale tutto il pianeta è interessato, valutabile in un arco temporale trentennale, sono necessarie però politiche condivise a livello mondiale, perché quelle adottate dai singoli paesi, considerato la natura dell’argomento, risultano insignificanti. Tra le azioni per fronteggiare i cambiamenti climatici: il monitoraggio di atmosfera, laghi, criosfera ed il progetto EW4ALL (Early Warnings for All), iniziativa delle Nazioni Unite che mira a proteggere la popolazione mondiale da eventi meteorologici e climatici estremi entro l’anno prossimo, con l’obiettivo di garantire allerte tempestive in caso di disastri ambientali. Anche perché, si stima che entro il 2050, le popolazioni che nel mondo si troveranno in zone prive di acqua dolce, sarà di oltre 2 miliardi di persone: elemento che alimenterà processi migratori che porteranno all’esigenza di accoglienza e assistenza sanitaria.
E quanto ai rimedi? L’elemento principale è l’adattamento per gestire l’inevitabile e la mitigazione per evitare l’ingestibile, tenuto conto della differenza tra meteorologia e clima, conclude il Generale, che poi parla anche dell’Aeronautica Militare Italiana, che gestisce uno dei sistemi di osservazione e previsione meteorologica più avanzati al mondo. Dalle 1500 stazioni di osservazioni distribuiti sul territorio nazionale, alla rete LANPINET, con 14 stazione di rilevamento dei fulmini, i radar per le formazioni nuvolose e i radiosondaggi (12 al giorno) in sei aeroporti militari, che attraverso il rilascio di palloni-sonda, analizzano l’atmosfera attraverso parametri quali temperatura, vento, umidità e pressione.
Una quantità enorme di dati, che sta diventando problematico processare e studiare.