Cronaca

La Repubblica Italiana compie ottant’anni: Crema ricorda il valore della democrazia

Nella celebrazione di Crema, il sindaco ha evidenziato il significato storico del voto del 1946, un passo fondamentale verso una società più inclusiva e democratica

Discorso di Fabio Bergamaschi in Duomo per gli ottant'anni della Repubblica
Fill-1

Anche a Crema sono stati celebrati gli ottant’anni della Repubblica italiana. La cerimonia è cominciata in Piazzale Rimembranze, dove si sono riunite le autorità, prima della deposizione della corona di alloro alla Colonna Votiva e l’alzabandiera. Dopodiché, i presenti hanno sfilato dietro il Corpo Bandistico “Giuseppe Verdi” di Ombriano – Crema verso Piazza Duomo, dove è stata depositata un ulteriore corona davanti al Famedio, in onore dei caduti di tutte le guerre.

Una volta riuniti in davanti alla Cattedrale, il sindaco Fabio Bergamaschi ha preso la parola, ricordando i valori e l’importanza della scelta di quel 2 giugno del 1946, in cui al voto aderirono anche le donne per la prima volta nella storia.

“Celebrare oggi il 2 giugno – ha esordito il primo cittadino – significa molto più che onorare una ricorrenza istituzionale. Significa sostare, anche solo per un momento, dentro la profondità della nostra storia nazionale, dentro quella frattura decisiva dalla quale nacque l’Italia democratica e repubblicana che ancora oggi abitiamo, spesso senza renderci pienamente conto di quanto sia stata difficile, dolorosa e straordinaria la sua conquista. Il referendum non fu soltanto una consultazione istituzionale. Fu un atto di rifondazione morale e civile. Fu il momento in cui un popolo ferito decise di non cedere alla rabbia, alla vendetta o alla nostalgia autoritaria, ma di riconoscersi nei valori della libertà, della partecipazione, della dignità della persona, della pace e della giustizia sociale”.

E in quella giornata accadde qualcosa che cambiò definitivamente il volto dell’Italia: votarono per la prima volta le donne italiane. È impossibile comprendere davvero la nascita della Repubblica senza soffermarsi sulla portata storica e simbolica di quel momento. Milioni di donne entrarono finalmente nello spazio pubblico della democrazia dopo essere state per decenni escluse dalle grandi decisioni collettive. Donne che avevano conosciuto la fatica della guerra, il dolore delle perdite, la precarietà della sopravvivenza quotidiana; donne che avevano sostenuto famiglie, custodito comunità, partecipato alla Resistenza, lavorato silenziosamente alla ricostruzione morale del Paese, senza che quasi mai venisse loro riconosciuta piena cittadinanza politica. Quel voto non rappresentò soltanto l’estensione di un diritto. Rappresentò l’ingresso definitivo di una nuova idea di società dentro la storia italiana. La Repubblica nacque anche da quello sguardo femminile sul futuro: più inclusivo, più sociale, più attento alla cura delle relazioni, dei diritti, della dignità umana”.

Ottant’anni fa l’Italia seppe scegliere la speranza quando tutto sembrava perduto. Oggi, forse, la sfida più grande è non smarrire quella stessa speranza dentro il rumore del presente, dentro la velocità che consuma ogni cosa, dentro il rischio di diventare una società incapace di memoria e quindi incapace di futuro. Celebrare la Repubblica significa allora assumersi un impegno: continuare a renderla ogni giorno più giusta, più umana, più vicina alle persone. Non perfetta, ma viva”.

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...