Simularono un incidente per riscuotere il premio assicurativo: condannati madre e figlio
Otto mesi a lei e un anno a lui. Sotto accusa erano finiti anche i complici: un milanese e due falsi ciclisti. Ferite vere, ma non compatibili con un sinistro stradale
In cinque, quattro uomini e una donna, tra cui il figlio di quest’ultima, erano finiti sotto accusa per aver simulato un incidente stradale per riscuotere il premio assicurativo. La posizione di tre degli imputati è stata stralciata, mentre oggi madre e figlio sono stati condannati per simulazione di reato: lei, 56 anni, a otto mesi di reclusione, mentre lui, 33 anni, a un anno, pena sospesa. Il falso incidente era stato inscenato la sera del 4 febbraio del 2019 sulla strada provinciale 591 Cremasca.
Quel giorno, la donna e il figlio erano a bordo di una Hyundai guidata dalla donna. Il mezzo avrebbe investito due ciclisti, un 39enne e un 50enne palermitani, rimasti feriti in modo serio. Le ferite erano vere, ma le lesioni riportate, delle fratture scomposte, non erano risultate compatibili con un incidente stradale. Agli agenti della polizia stradale erano apparsi sospetti anche i danni riportati dalla macchina: troppo lievi per aver provocato ai ciclisti ferite così importanti.
Dai filmati delle telecamere della zona era emersa la verità: dai video si era vista arrivare un’auto scura dalla quale erano scese due persone che erano entrate all’interno dell’area artigianale di Montodine ed erano uscite spingendo due biciclette che erano state posizionate lungo la strada. Le immagini avevano poi inquadrato l’auto dell’imputata mentre investiva i due mezzi. Subito dopo, dall’altra macchina scura, le due persone che avevano portato le biciclette avevano fatto scendere due uomini visibilmente claudicanti, facendoli adagiare sull’asfalto davanti alla macchina della 56enne.
Dai video era comparsa una terza macchina, di colore bianco, proveniente da Montodine, che aveva rallentato e dopo aver lampeggiato alle persone ferme vicino alla macchina scura, era rimasta in sosta con le luci accese sulla provinciale nella corsia di marcia Montodine-Codogno.
La 56enne, sentita durante le indagini, aveva dichiarato di aver contattato, venti giorni prima della simulazione dell’incidente, un suo conoscente albanese soprannominato “La Strega”, rimasto ignoto, al quale aveva confidato di avere dei problemi economici. Era stato proprio lui a proporle di mettere in scena un incidente stradale per riscuotere parte del premio assicurativo, concordando una percentuale del 20% dell’ammontare della liquidazione del danno a favore dei due finti infortunati, dicendole di farsi accompagnare dal figlio come tramite, in quanto le persone con cui lei avrebbe dovuto prendere accordi non avevano piacere parlare con le donne.
Sotto accusa, insieme a madre e figlio, sono finiti i due palermitani, che alla polizia stradale avevano dichiarato di essere stati investiti mentre stavano percorrendo in bici la provinciale, e un 39enne milanese che avrebbe messo a disposizione i locali di un ristorante per organizzare il finto incidente, pagando il pernottamento dell’albergo ai due falsi ciclisti. Resta il giallo di come questi ultimi possano essersi procurati quelle gravi ferite.