Cronaca

Passaggio a livello, il comitato smonta la riapertura: “Nessun obbligo e troppi rischi”

Il passaggio a livello di Viale Santa Maria è al centro di una controversia tra comitati locali e RFI, con richieste di riapertura e preoccupazioni per la sicurezza

Passaggio a livello soppresso a Santa Maria
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Il passaggio a livello di Viale Santa Maria resta uno dei temi più dibattuti delle ultime settimane, in seguito alla creazione di due comitati, pro e contro, alla progettualità del sottopasso ciclopedonale a ridosso dei binari che dividono il “vialone” del quartiere dal centro cittadino di Crema. Negli ultimi giorni, però, dal comitato “Salviamo lo storico viale di Santa Maria della Croce” sarebbe serpeggiata la possibilità di riconvincere RFI a riaprire il passaggio a livello, soluzione fino a questo momento non contemplata a causa dell’investimento del nuovo sottopasso costruito in via Gaeta.

In merito a questa notizia, il Comitato “Gruppo Civico Viale di Santa Maria” ha espresso invece le sue perplessità sul fondamento di questa ipotesi. “Comunichiamo che questo ci fa piacere – fa sapere il comitato di Giovanna Doldi – è una possibilità che non abbiamo mai ostacolato e ci piacerebbe vederla attuata al più presto. Le parole tuttavia hanno un significato ben preciso, quindi dire che RFI può riaprire un passaggio a raso non è una novità, le reti sono sue ed è libera di fare le scelte più opportune. Invece è importante stabilire se RFI vuole. Nel caso di Crema è già stato chiesto più volte, la risposta è sempre stata negativa”.

Altro aspetto da considerare, secondo il Comitato “Gruppo Civico Viale di Santa Maria”, riguarda l’eventualità che RFI sia tenuta a riaprire il passaggio a livello. “Una normativa che impone la riapertura non c’è”, sottolinea il gruppo, ricordando come i disagi conseguenti alla soppressione di un attraversamento a raso vengano generalmente risolti con la realizzazione di opere sostitutive, per lo più sottopassi.

Il comitato interviene anche sul tema delle soluzioni tecnologiche alternative. “È vero che ci sono dispositivi semaforici e di allarme innovativi, ma questi non azzerano il rischio per possibili errori tecnici ed umani”, spiegano, evidenziando come tali strumenti vengano presi in considerazione solo nei casi in cui non sia possibile realizzare un sottopasso per “problemi insormontabili”, situazioni ritenute marginali. “Il fatto che le leggi che regolano il loro utilizzo vengano riviste è semplice ricerca di maggiore sicurezza, ma non rappresenta alcun obbligo di utilizzo da parte di RFI”.

Sul fronte economico, il gruppo invita a valutare con attenzione le possibili conseguenze di una riapertura forzata. “Quanto allo spreco di denaro pubblico è bene considerare che l’eventuale imposizione di riapertura dell’attraversamento potrebbe comportare un risarcimento danni a favore di RFI, pari all’incentivo versato per la costruzione del sottopasso, cinque milioni di euro, oltre ai maggiori costi”.

Da qui l’appello rivolto a chi sostiene la fattibilità della riapertura: “Invitiamo quindi chi sostiene di avere la soluzione per riaprire il passaggio a raso di velocizzare i tempi e portare a casa il risultato”, sottolineando come l’attuale situazione rappresenti “un grosso problema” per pedoni e ciclisti, che non possono superare la barriera ferroviaria con un percorso “agile e in sicurezza”.

La criticità, aggiungono, riguarda in modo particolare le persone più fragili: “È un problema anche più grande che non possa essere utilizzato da persone con difficoltà motoria o in sedia a rotelle in autonomia”, una condizione che potrebbe configurarsi come possibile discriminazione ai sensi della Legge 67/2006 contro le discriminazioni delle persone con disabilità, come evidenziato anche da una recente sentenza del Tribunale di Roma.

In conclusione, il comitato ribadisce la necessità di ripristinare il collegamento tra quartiere e città lungo il viale: “Risulta evidente quindi la necessità di riprendere il collegamento del quartiere con la città tramite il viale, in qualsiasi modo e senza preclusioni”, per non vanificare la rete di ciclabili del nord cremasco e non lasciare il viale diviso in due, compromettendone la funzione storica. “Qualsiasi opera verrà fatta per superare il problema non potrà essere considerata spreco di denaro”.

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