Morì dopo un intervento al polso per un incidente: automobilista patteggia
Un cremasco era accusato di omicidio colposo per la morte del motociclista Giancarlo Nichetti, che nel febbraio del 2024 era stato tamponato dall'auto dell'imputato
Ha patteggiato un anno e quattro mesi, pena sospesa, con due mesi di sospensione della patente, un 69enne automobilista cremasco accusato di omicidio colposo per la morte di Giancarlo Nichetti, deceduto a 42 anni il 20 febbraio del 2024 all’ospedale di Crema, dove era stato trasportato in seguito ad un incidente stradale accaduto quattro giorni prima a Bagnolo Cremasco.
Nichetti, originario di Chieve, di professione idraulico, era a bordo della sua moto quando era stato tamponato dall’auto dell’imputato. Dopo l’urto, era caduto a terra. In ospedale, i medici gli avevano diagnosticato la rottura del polso e lo avevano sottoposto ad un’operazione chirurgica. Dopo pochi giorni di degenza, le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate, fino al decesso.
Al giudice per l’udienza preliminare, gli avvocati difensori Luca Genesi, Jacopo Micheli e Anna Maria Petralito avevano chiesto l’incidente probatorio in quanto a loro avviso ci sarebbe stata una negligenza nella condotta dei medici dell’ospedale di Crema che avevano avuto in cura la vittima.
I sanitari non avevano somministrato al paziente l’eparina per evitare la trombosi che era poi stata individuata come causa del decesso. “L’accertamento”, avevano a suo tempo spiegato i legali, “è diretto a verificare l’eventuale negligenza dei sanitari al fine di accertare la corresponsabilità dei medici o eventualmente l’interruzione del nesso di causa. E’ una domanda che la difesa ha ritenuto di fare per accertare la verità su un dato concreto, che è interesse di tutti”. Ma la richiesta era stata rigettata.
All’epoca l’autopsia era stata effettuata dai periti nominati dalla procura che avevano escluso una responsabilità dei medici, concludendo che il decesso fosse stato determinato dalle conseguenze dovute all’incidente stradale. Al contrario, i consulenti di parte avevano sostenuto che il personale sanitario avrebbe dovuto somministrare al paziente l’eparina.