Cronaca

Adolescenti e nuove dipendenze: il libro del neurologo cremasco Gennuso

Un volume che analizza il mondo giovanile tra neuroscienze, educazione e nuove dipendenze, offrendo agli adulti strumenti per comprendere meglio gli adolescenti

Servizio di Sabrina Grilli
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Un libro dedicato al complesso mondo degli adolescenti, tra vecchie e nuove dipendenze, scritto da professionisti che non solo lo hanno studiato ma lo vivono quotidianamente nel rapporto con i ragazzi. Si intitola “Adolescenti In-Dipendenti“, curato da Claudia D’Antoni e dal medico e neurologo cremasco Michele Gennuso.

Il volume nasce da un percorso di riflessione maturato negli anni, intrecciando esperienza professionale ed educativa. “Questo libro è nato da una riflessione lunga, che io personalmente sto portando avanti da anni, sia come neurologo, ma anche come genitore e come educatore – spiega Gennuso – Poi si sono allineati dei pianeti con Claudia D’Antoni, che è una mia amica di vecchia data, con cui abbiamo condiviso tante esperienze educative, e poi abbiamo inserito altri professionisti”.

L’obiettivo del libro è offrire una chiave di lettura diversa dell’adolescenza, partendo da una prospettiva biologica e neuroscientifica. Il cervello degli adolescenti, infatti, è meno studiato rispetto a quello dei neonati o degli adulti, nonostante sia una fase cruciale dello sviluppo. “Il cervello degli adolescenti lo possiamo definire quasi un cervello in progress – prosegue Gennuso – perché non è un cervello maturo, ma che sta crescendo e che ha comunque delle direttive legate al desiderio, al piacere e alla novità. Questi tre elementi portano i nostri adolescenti a volersi sperimentare, a mettere in atto comportamenti che poi determineranno la loro identità”.

Il libro vuole quindi essere uno strumento utile soprattutto  agli adulti – genitori, educatori e insegnanti – per comprendere meglio i comportamenti dei ragazzi, non per giustificarli ma per interpretarli con maggiore consapevolezza. “L’obiettivo di questo libro è quello di fornire agli adulti delle lenti nuove, che non siano lenti giudicanti dei comportamenti dei nostri adolescenti, ma delle lenti che ci consentono di capire cosa realmente sta succedendo. Di fronte a questa intensa attività di ricerca che hanno questi ragazzi, dettata anche da un neurotrasmettitore che è la dopamina, dovremmo essere forse molto di più degli argini, piuttosto che delle dighe”, conclude Gennuso.

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