“Il silenzio è rispetto”: polemica a Crema sul minuto di silenzio negato per Umberto Bossi
Il consigliere leghista Andrea Bergamaschini critica la mancata concessione del minuto di silenzio per Umberto Bossi e la gestione della seduta in Consiglio comunale
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Si accende il dibattito politico a Crema dopo l’ultima seduta del Consiglio comunale. Al centro della discussione la richiesta, avanzata dal gruppo della Lega, di osservare un minuto di silenzio in memoria di Umberto Bossi. Secondo il consigliere di minoranza Andrea Bergamaschini, la mancata concessione del momento di raccoglimento rappresenterebbe “un’occasione persa” sul piano istituzionale. In una nota diffusa sui social dopo la seduta, Bergamaschini ha espresso critiche nei confronti della gestione della richiesta da parte del presidente del Consiglio comunale Attilio Galmozzi e ha commentato anche la scelta di astensione del sindaco Fabio Bergamaschi.
Di seguito il contenuto del post integrale pubblicato dal consigliere leghista:
“Nell’aula del Consiglio Comunale di Crema, non si è consumato solo un dibattito politico, ma si è persa un’occasione di umanità istituzionale. Come gruppo Lega, avevamo chiesto un semplice minuto di silenzio per onorare la memoria di Umberto Bossi, una figura che, al di là delle appartenenze, ha tracciato solchi profondi nella storia politica del nostro Paese e della nostra città. Il silenzio, in questi casi, non è un atto politico: è la forma più alta di rispetto di fronte al valore dell’impegno civile. Proprio per questo, saremo sempre favorevoli a commemorare con un minuto di silenzio tutte le persone venute a mancare che hanno fatto la storia politica del nostro Paese, al di là delle appartenenze e dei colori, perché il riconoscimento del percorso altrui è la base della convivenza democratica.
Purtroppo, abbiamo assistito all’ennesima prova del presidente del consiglio comunale Attilio Galmozzi che fatica a spogliarsi della propria veste partitica per indossare quella, ben più gravosa e nobile, dell’imparzialità. Quando le istituzioni smettono di riconoscere l’avversario come parte di una memoria comune, è la democrazia stessa a farsi più povera, più fredda. Resta l’immagine del sindaco che, scegliendo, durante il voto, l’astensione, ha cercato di mantenere un precario equilibrio. Un gesto che forse salva una parvenza di decoro, ma che sottolinea, nel suo non essere né un ‘sì’ né un ‘no’, quanto sia ancora profonda la distanza tra il calcolo politico e la nobiltà delle istituzioni. Una serata triste, che ci spinge a riflettere su quanto ancora ci sia da camminare per ritrovare il senso del rispetto reciproco”.