Dall’emergenza abitativa al welfare: buone pratiche da Lecco e Cremona
Un incontro tra amministratori locali per condividere buone pratiche su abitare, trasporti e socialità, affrontando sfide comuni con soluzioni innovative
Un confronto sulle buone pratiche di comuni che, ciascuno con le proprie specificità, hanno affrontato problematiche sui temi dell’abitare, trasporti e reti sociali, offrendo risposte concrete che hanno migliorato la qualità della vita degli abitanti.
È quello che si è tenuto all’Arci di San Bernardino con Emanuele Manzoni, Assessore al Welfare del Comune di Lecco e Presidente della Commissione Nazionale Welfare di Anci, e Rosita Viola, Consigliera Comunale a Cremona ed ex Assessore al Welfare. L’incontro, moderato dalla giornalista Gloria Giavaldi, è stato introdotto da Paolo Losco, segretario provinciale di Sinistra Italiana Cremona.
“Per quanto riguarda le Reti sociali – ha dichiarato Rosita Viola, ex assessore al Welfare Comune di Cremona – quello che mi piace lasciare sottolineare è questa esperienza molto particolare della Scuola di ‘Seconda Opportunità’ che abbiamo attivato a Cremona, proprio per investire sul futuro del nostro Paese e delle nostre comunità, in particolare sul futuro di questi ragazzi additati come esempi negativi, negli ultimi anni. Sono ragazzi sempre più piccoli, di 12-13-14 anni, che hanno delle difficoltà a scuola o nella comunità; quello che credo, corresponsabilmente, dobbiamo fare tutti noi è di aiutare questi ragazzi ad uscire da questi percorsi di comportamenti sbagliati, di negatività e dare una speranza di un futuro migliore. Questo, dal mio punto di vista, è il più bell’investimento che un’amministrazione possa fare
Ecco come invece il Comune di Lecco, sul tema dell’emergenza abitativa, ha affrontato il problema dell’aumento del prezzo delle case (arrivate a costare 4.500/5.000 euro al mq) e conseguente caro affitti. L’Assessore Manzoni ha trovato un accordo con i costruttori (Ance ndr) per non escludere, dalla città, una fascia ampia di popolazione che non poteva permettersi quei prezzi.
“Sì, all’interno dell’ultima variante del Piano di Governo del Territorio di Lecco abbiamo inserito tre cose principali. La prima, all’interno delle aree di rigenerazione e trasformazione urbana, vincolare del 20% l’edilizia residenziale sociale. Vuol dire che, nei prossimi anni nella città di Lecco si svilupperanno fino a 500 appartenenti a canone sociale. La seconda cosa che abbiamo realizzato è stato definire l’abitare come standard urbanistico. Questo significa che quando un privato si troverà a dover pagare onere d’urbanizzazione potrà, oltre a sistemare una aiuola, marciapiede o fare una palestra, intervenire sul patrimonio pubblico abitativo. Questo permetterà di efficientarlo e di riqualificarlo e metterlo a disposizione dei nuclei deboli. Il terzo elemento, che abbiamo inserito, è un fondo per l’abitare vincolato sul tema della casa che ci permetterà di intervenire con contributi per l’affitto per nuclei vulnerabili oppure, guardando alle nuove generazioni, un contributo mensile per il primo affitto degli under 35 anni. In sintesi abbiamo ripristinato il contributo affitto e diminuito il numero di sfratti per morosità”.
Presente, all’incontro, anche il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi, che ha fatto tesoro delle esperienze altrui. “Non si può trasferire tout court – ha affermato il sindaco di Crema – delle buone pratiche da un comune all’altro, perchè ogni comune ha le sue caratteristiche e priorità; tuttavia è innegabile che, in certi casi, il protagonismo dell’ente locale funzioni, anche se questo non deve costituire un alibi per lo stato che, come diceva l’assessore di Lecco, tende ad investire sempre meno sui comuni che, con risorse decurtate, devono garantire gli stessi servizi. L’ente comunale è il luogo più prossimo di risposta ai bisogni della comunità ma deve riconoscerlo anche lo Stato”.