Il presidente di Martino in pensione: "Questi sette anni e mezzo sono stati una galoppata"
"Lascio un tribunale in buone condizioni". Sul referendum: "Una vittoria della democrazia a difesa della Costituzione". Il futuro: "Vorrei aprire una libreria"
Sono passati sette anni e mezzo da quando il presidente Anna di Martino si è insediata a Cremona alla guida di palazzo di giustizia. Oggi compie 70 anni e da lunedì sarà in pensione. Anche se il presidente non ama fare bilanci, ha però spiegato di lasciare “un tribunale in buone condizioni, seppure ancora con i cronici problemi di carenza di personale amministrativo“.
“Ciononostante”, ha fatto sapere di Martino, “l’ufficio ha retto, è andato avanti, sia per la collaborazione completa del personale, e anche grazie ad un’organizzazione di spacchettamento di servizi che ha garantito quelli a carattere prioritario, per esempio nel settore del recupero crediti. Credo anche di aver dato a questo tribunale un’impostazione più moderna, levando delle incrostazioni del passato eccessivamente burocratiche”.
“Lascio un ufficio”, ha detto il presidente, “in cui mi sono trovata molto bene. E’ stata un’avventura, è stata una galoppata, non mi sembra vero che siano passati sette anni e mezzo. L’ambiente di lavoro è stato sereno, ho coltivato rapporti con i colleghi di assoluta amicizia, è un ufficio dove ci sono tanti giovani magistrati che hanno scelto di restare a Cremona. Ottimo e molto collaborativo anche il rapporto con il Foro, ognuno nel rispetto dei propri ruoli. I problemi li abbiamo sempre risolti insieme”.
Il presidente lascia la magistratura a pochi giorni dalla vittoria del No al referendum costituzionale. “Vado via più serena anche per questo“, ha sottolineato. “Avrei lasciato la magistratura con la prospettiva di applicazione di questa riforma con grande preoccupazione. Ho visto i giovani magistrati preoccupatissimi, depressi. Questo tipo di svolta che c’è stata mi consente di andare via più serena. La magistratura non è ancora in uno stato ideale, non illudiamoci: mancano le risorse, il personale amministrativo, i dirigenti amministrativi, le strutture. Ma al di là della fisiologica e giusta esultanza che c’è stata, da oggi bisogna voltare pagina e lasciarsi alle spalle quelle scorie del dibattito tossico che c’è stato in questa campagna elettorale“.
“Non è stata una vittoria dei magistrati”, ha rimarcato il presidente. “E’ stata una vittoria della democrazia a difesa dei valori della Costituzione, e credo che il messaggio che è passato sia il segno di un recupero di credibilità della magistratura, di un conferimento di fiducia che noi dobbiamo impegnarci a mantenere con l’indipendenza, l’equilibrio e la professionalità di sempre“.
Il presidente è poi tornato a parlare del problema della scopertura di organico: “Nonostante le varie promesse pervenute nel tempo dal ministero”, ha spiegato di Martino, “di fatto non è arrivato nessuno, quantomeno dei dipendenti a tempo indeterminato. C’è però questa prospettiva di stabilizzare i cosiddetti precari della giustizia, i funzionari dell’ufficio del processo, che sono in prevalenza giovani.
Di quelli in pianta organica, che sono 21, ne abbiamo solo 12. Resta, dunque, questa carenza, senza parlare di quelle che sono le figure medio apicali. Manca il dirigente amministrativo dal novembre del 2020. Su un organico di 12 funzionari giudiziari ne abbiamo solo 4, di cui uno applicato perchè è un dipendente del Comune di Castelleone. Anche nella categoria direttori amministrativi, dovrebbero essere 5, e invece ne abbiamo 2, di cui uno applicato all’ufficio di Sorveglianza di Mantova”.
“Sotto il profilo dei magistrati, invece”, ha detto il presidente, “me ne vado contenta. Già adesso il tribunale registra una sola scopertura per i giudici togati, ma di fatto è già riempita, in quanto a giugno prenderà possesso una giovane magistrata che sta facendo il tirocinio a Bologna ed è destinata al civile. Restano scoperture, invece, nel campo dei magistrati onorari, dove su un organico di 14 ce ne sono 9. Sono comunque stati tutti stabilizzati“.
La preoccupazione, invece, riguarda gli uffici dei giudici di pace del circondario, che sono Cremona e Crema. “Cremona”, ha spiegato il presidente, “su un organico di cinque, ne vede attualmente tre, che però garantiscono un buon livello di produzione di provvedimenti, sia a livello quantitativo che qualitativo. Il tema cronico anche per il giudice di pace di Cremona è quello del personale amministrativo. Su un organico che prevede un funzionario, un cancelliere, due assistenti e un operatore, di fatto in servizio ci sono due assistenti, di cui una signora con problemi di salute.
La tematica che riguarda gli uffici del giudice di pace vale in ogni caso per tutta la geografia giudiziaria. A Crema, che per paradosso era l’ufficio con maggiori scoperture di organico dei magistrati onorari, sono presenti in due su un organico di cinque. Numero, quest’ultimo, che è un eccesso.
Anni fa c’era stato il progetto del ministero sulla revisione delle piante organiche della magistratura onoraria, c’eravamo impegnati con la Corte e il Consiglio giudiziario a dare le nostre valutazioni sul reale fabbisogno di questi uffici, e io avevo detto che per Crema andava più che bene averne tre di questi magistrati onorari, ma la revisione alla fine non è mai stata fatta. Attualmente a Crema ci sono due magistrati onorari stabili e due assistenti. Manca il funzionario”. “Pur con tutti questi buchi”, ha concluso il presidente, “i due uffici si sono comunque abbastanza assestati”.
Da lunedì, dunque, Anna di Martino sarà in pensione. Il futuro?. “Ho in mente dei sogni, uno dei quali è quello di aprire una libreria. L’idea di aprire una libreria di nicchia, magari anche un caffè letterario, è qualcosa che mi piacerebbe molto fare”.
Fino alla nomina del nuovo presidente del tribunale di Cremona, la guida di palazzo di giustizia è in capo al presidente della sezione penale, il magistrato Guido Taramelli.