Cronaca

La “Valanga rosa” nell’intermeeting Panathlon Crema e Rotary Pandino Visconteo

Ospiti le sciatrici Claudia Giordani, argento olimpico a Innsbruk 1976 e Ninna Quario, giornalista e mamma di Federica Brignone

Da sinistra: Guarneri, Giordani, Quairo e Aschedamini
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A poche settimane dallo straordinario successo sportivo, organizzativo e di pubblico dei giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina, Panathlon Club Crema e Rotary Club Pandino Visconteo hanno inteso celebrare lo sci femminile. L’hanno fatto a 50 anni dal primo argento femminile di sci alpino a 5 cerchi, ospitando proprio la prima azzurra a vincerlo: Claudia Giordani, che si piazzò sul secondo gradino del podio nello slalom speciale di Innsbruck 1976 e che con le compagne di squadra, Maria Rosa Quario, Wilma Gatta e Daniela Zini formò la cosiddetta Valanga rosa dello sci azzurro, che poi si andò arricchendosi di altre sciatrici in quegli anni.

Per non farsi mancare nulla, i due presidenti dei sodalizi, Mauro Guarneri e Massimiliano Aschedamini, hanno invitato anche Maria Rosa Quario detta Ninna, milanese come la Giordani, protagonista sulle piste dal 1974 al 1986, con un palmares di 4 vittorie e 15 podi in slalom della Coppa del Mondo, ed un bronzo olimpico sfumato per pochi centesimi ai Giochi di Lake Placid negli Stati Uniti nel 1980. Nel curriculum di Claudia Giordani oltre all’argento olimpico e ad altri piazzamenti, quattro vittorie in Coppa del Mondo, 14 titoli italiani ed una serie di incarichi prestigiosi nel CONI, di cui nel 2021 è stata vice presidente e rappresentante dei Delegati Provinciali nella Giunta Nazionale.

“Siamo state le prime ad essere squadra” hanno detto le due atlete evocando quella stagione gloriosa, che non solo diede il nome alla “Valanga rosa”, ma che segna simbolicamente la consapevolezza della forza dello sci femminile, i cui effetti si sono visti anche qualche giorno fa. Facendo scorrere la gallery fotografica che avevamo preparato, le due ex atlete di punta dello sci alpino italiano hanno ricordato come in Italia in quegli anni si organizzavano poche gare per le donne (del resto, alle Olimpiadi del 1972 addirittura la squadra azzurra femminile di sci alpino per scelta non venne fatta partecipare ndr) e fino al 1977, le gare femminili si svolgevano in una sola manche. Poi la svolta, quel martedì 28 novembre 1978, con lo slalom dello Stelvio, valido per le World Series, una sorta di anticipo della Coppa del Mondo su un tracciato difficile a causa anche del ghiaccio: lì arrivò la vittoria dell’allora 17enne “Ninna” Quario, su Claudia Giordani, terza la svizzera Brigitte Glur, ma quarta e quinta altre due azzurre, Wilma Gatta e Daniela Zini, con la storica pagina che la Gazzetta dedicò alle ragazze.

Dopo 50 anni le cose fortunatamente sono cambiate, raccontano Giordani e Quario che dopo il ritiro dalle gare agonistiche (allora la carriera delle sciatrici si chiudeva ben prima dei trenta anni) hanno intrapreso anche la carriera giornalistica: ad esempio raccontano, solo nel 1982 compaiono i primi pali snodabili, al posto di quelli in legno, poco prima i caschi e le altre protezioni (oggi gli air bag proteggono molto dai traumi toracici ndr). Dal 1976 ad oggi, possiamo affermare che quelle sciatrici della “Valanga rosa” hanno portato un contributo significativo alla crescita dello sport femminile in Italia. Ed anche per questo nel corso dell’incontro è stato dato spazio al libro della stessa Maria Rosa Quario dal titolo “Due vite – Lo slalom parallelo con mia figlia Federica Brignone” edito da Minerva: perché Ninna Quario è la mamma della sciatrice valdostana portabandiera dell’Italia che ha sfilato nella cerimonia di Cortina lo scorso 6 febbraio, capace di vincere due meravigliosi ori a distanza di meno di un anno dal terribile infortunio.

“Con un infortunio al crociato ai nostri tempi si finiva la carriera – ha aggiunto Ninna Quario – l’infortunio di Federica 30 anni avrebbe comportato altre conseguenze, tanti progressi sono stati fatti, negli allenamenti, nei materiali, nelle protezioni, basti pensare che noi avevamo le balle di paglia, ma noi andavamo anche più piano rispetto ad oggi, anche se andrebbe ridotta un po’ la prestanza degli sci, che pesano troppo oggi”. Tanto progresso sì, hanno proseguito nella loro chiacchierata le due leggende dello sci femminile, ma il meccanismo di attacco degli scarponi agli sci è rimasto identico: “Ecco, occorrerebbe investire su quello magari, perché è paradossale questo”. Quanto ai naturali parallelismi tra atlete di epoche diverse: per le due relatrici, non si possono paragonare i risultati di ieri e di oggi, perché cambiano i materiali, gli allenamenti, le piste, ma per entrambe in presenza di talento, passione e “cervello”, alla fine i risultati si raggiungono sempre. Qualche curiosità tra il passato e il presente però viene fuori sul finire della serata: un’atleta come Federica Brignone oggi utilizza circa 50 sci in una stagione e lo skiman ne maneggia un’ottantina: “Noi invece avevamo solo 4 sci per gareggiare”, raccontano Giordani e Quario.

Da parte di Claudia Giordani e Ninna Quario, non potevano mancare poi i riferimenti ai valori dello spirito olimpico: “Eccellenza, che significa cercare di dare il meglio di sé. Rispetto, per sé stessi, gli altri, le regole, la propria comunità e infine, amicizia, perché lo sport non è solo record, ma è socialità, inclusione, emozione, confronto con gli altri, dialogo”. Prima dello scambio finale dei gagliardetti, l’intervento del consigliere internazionale del Panathlon Fabiano Gerevini, che complimentandosi con le due ospiti, non ha mancato di invitare Federica Brignone ad un prossimo evento del Club, magari grazie proprio all’intercessione della mamma.

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