Cultura e spettacoli

Il docufilm su Giancarlo Siani un viaggio tra verità e giustizia contro la camorra

"Quarant'anni senza Giancarlo Siani" esplora l'eredità del giornalista, le indagini sul suo omicidio e l'importanza di mantenere viva la memoria delle vittime innocenti

Il regista Filippo Soldi in sala Alessandrini a Crema
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Lo definisce un viaggio sentimentale Filippo Soldi, il regista del docufilm “Quarant’ anni senza Giancarlo Siani”, il giornalista de  “Il Mattino” di Napoli ucciso a soli 26 anni dalla camorra per i suoi articoli che descrivevano con estrema chiarezza e lucidità le collusioni tra criminalità e politica, il controllo della camorra sugli appalti e sul sistema economico dei paesi campani.

Il docufilm è stato presentato dal Presidio Cremasco Libera contro le mafie in Sala Alessandrini alla cittadinanza e alle scuole, all’interno del percorso di sensibilizzazione verso il 21 marzo, giorno in cui si ricordano le vittime innocenti delle mafie.

“Si parte dall’omicidio – spiega Soldi – la storia è quella dell’indagine che, otto anni dopo, è riuscita a individuare mandanti e killer”.

Ci sono stati otto anni di depistaggi sui mandanti dell’omicidio Siani, fino alla svolta grazie a un pentito di camorra. Il regista, pur non avendo conosciuto il giornalista, ripercorre gli anni delle indagini dopo l’omicidio, accompagnato dal trasporto e dall’entusiasmo dei giornalisti e dei magistrati che invece l’avevano conosciuto e che volevano arrivare alla verità.

“L’entusiasmo – ha aggiunto il regista – io penso che sia la cosa che mi ha colpito forse di più, insieme ad un’intelligenza lucida, talmente limpida da essere indifesa, fragilissima. La mia sensazione è che Giancarlo avesse un’intelligenza così cristallina che gli faceva capire le cose ed era talmente entusiasta di averle capite che non si è mai più di tanto preoccupato del fatto che, a volte, la comprensione può essere pericolosa. Questo non deve essere un monito, come dire, “allora è meglio non capire”. No, dobbiamo proteggere l’intelligenza.”

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