Polemica sul post di Caso, il sindaco: "Non farò censura su opinioni politiche"
Interrogazione della minoranza sul post di Teresa Caso. Il sindaco difende la consigliera: “Nessuna equiparazione tra il Sì al referendum e la mafia”
Si è acceso il confronto nel Consiglio comunale di Crema dopo l’interrogazione presentata dalla minoranza sul post pubblicato su Facebook dalla consigliera di maggioranza Teresa Caso, ritenuto dal centrodestra cremasco offensivo nei confronti di chi voterà Sì al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo.
Secondo l’opposizione, le parole utilizzate nel post avrebbero associato il voto favorevole alla riforma a dinamiche mafiose, scatenando indignazione e polemiche. In aula il sindaco ha però respinto le accuse, difendendo la consigliera e invitando a non trasformare la vicenda in uno scontro politico istituzionale.
“Confesso di provare una buona dose di imbarazzo nel rispondere alla presente interrogazione – ha esordito il primo cittadino – ma non quel tipo di imbarazzo che questa vostra interrogazione mira a suscitare”, sostenendo che l’obiettivo dell’atto fosse quello di metterlo nella condizione di aprire una frattura tra la maggioranza e una parte dell’opinione pubblica.
Il sindaco ha quindi chiarito che il post contestato non rientra nell’attività amministrativa del Comune, trattandosi di una posizione espressa su un profilo personale. “Mi si chiede, in buona sostanza, di assumere un atteggiamento censorio rispetto a un’opinione politica manifestata su un profilo social personale, priva di ogni connessione con l’attività amministrativa cittadina”, ha affermato.
Entrando nel merito della polemica, il primo cittadino ha respinto l’interpretazione data dalla minoranza. “La consigliera Caso non ha minimamente inteso equiparare il ‘Sì’ al referendum al fenomeno mafioso – ha spiegato – ma ha voluto evidenziare come, a suo giudizio, la riforma penalizzerebbe la magistratura e i suoi poteri di contrasto alla criminalità organizzata”.
Secondo il sindaco, si tratta quindi di un giudizio politico, legittimo nel dibattito pubblico. “È il suo giudizio, così come altre persone perbene e stimati giuristi ne hanno uno differente. Un’opinione, per l’appunto”, aggiungendo che nell’interrogazione della minoranza vi sarebbe stata “una forzatura interpretativa” che avrebbe attribuito alla consigliera intenzioni offensive “assenti nelle dichiarazioni, tanto nelle intenzioni quanto nei fatti”.
Il primo cittadino ha anche invitato a ridimensionare i toni del confronto politico, ricordando come lo stesso dibattito nazionale sul referendum sia spesso caratterizzato da espressioni forti. “Non mi vedrete mai agire un ruolo di censura di opinioni legittime. Un sindaco non svolge compiti di polizia morale”, ha detto, sottolineando che l’amministrazione comunale deve concentrarsi sull’azione amministrativa e non sul confronto politico sui referendum costituzionali.
“Si eserciti la dialettica politica, prendano posizione le forze politiche e i comitati referendari – ha aggiunto – ma l’amministrazione comunale svolge un altro lavoro: traduce in atti amministrativi la propria visione di città”.
Il sindaco ha infine invitato l’opposizione a non trascinare l’istituzione in una polemica politica. “Vi consiglio di non indugiare troppo nel tentativo di trascinare il sindaco nella lotta nel fango. È tempo perso”, ha concluso.
La vicenda era nata dopo il post pubblicato sui social da Teresa Caso, che aveva acceso il confronto politico in città. La minoranza aveva accusato la consigliera di aver usato parole pesanti e calunniose; mentre proprio la stessa Caso ha replicato in consiglio sostenendo che l’opposizione le avrebbe messo in bocca parole che non le appartenevano.