“Antenati”: le sculture di Francesco Dragoni in mostra alla Galleria Arteatro
Per lo scultore e sociologo Francesco Dragoni, “la scultura non è solo produzione di oggetti, ma un mezzo di ricerca di sé stessi”
Resterà aperta ai visitatori fino al 29 marzo la mostra di sculture dal titolo “Antenati”, di Francesco Dragoni, sociologo con la passione per l’arte, che negli ultimi anni attraverso la creatività della scultura, indaga la figura degli antenati: “Nel presentare i lavori esposti mi sono venute in mente tre metafore che individuano il senso del lavoro svolto – commenta l’artista – La prima riguarda la figura degli antenati e cioè persone che hanno preceduto la nostra nascita, e mantengono un legame biologico o simbolico importante per noi. La seconda appartiene al mondo della zoologia, e riguarda la stupefacente capacità di orientamento che si attiva durante le lunghe rotte migratorie degli uccelli. La terza immagine richiama l’idea della mappa di un sito archeologico. Potrei affermare che tutto il lavoro che propongo qui – chiarisce Francesco Dragoni – rappresenta persone con le quali immagino di avere un legame particolare, puramente simbolico e immaginario. Mi viene spontaneo attribuire loro l’appellativo di Antenati”.
L’inaugurazione è programmata per il 12 marzo alle 17 e gli orari di visita, con ingresso libero, saranno i consueti: dal martedì al sabato dalle 16 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19. Sabato 28 marzo alle 17 ci sarà anche una performance teatrale dal titolo “Nessun luogo è lontano” tratto dal libro di Richard Bach, rivisitato per l’occasione: “Si tratta di un percorso di teatroterapia in cui otto personaggi surreali e fantastici si ritrovano in un bosco per andare ad una festa di compleanno”, dice l’ideatrice e coordinatrice della performance Rossella Fasano, che si occupa di teatroterapia ed è fondatrice dell’Associazione Centro Studi Sarasvati di Crotta d’Adda.
“In realtà non c’è un festeggiato, ma il percorso serve ai personaggi per elaborare il proprio vissuto, attraverso un percorso introspettivo. Alcuni – aggiunge Rossella Fasano – elaborano il lutto di persone care a cui sono rimasti legati, per altri invece si tratta di un lutto interiore psicologico legato alla crescita personale”. Dalla consigliera con delega all’arte e alla cultura della Fondazione San Domenico, Arwen Imperatori Antonucci, la soddisfazione per la scelta di ospitare “una mostra che nasce dal bisogno atavico di interrogarsi sulle origini, una ricerca dalla forte dimensione spirituale che richiama un’idea di migrazione innata, intesa come tensione primordiale verso ciò che ci precede e ci fonda.
La scelta della terracotta è carica di simboli: dall’argilla primigenia prende forma una genealogia artistica che si radica nel suolo. La forza espressiva della modellazione insieme alla successiva patinatura che ne rivela le impronte originarie, restituisce opere in cui il gesto lascia traccia, rendendo visibile il legame tra materia e memoria storica”, prosegue la consigliera della Fondazione San Domenico. “La scultura non è solo produzione di oggetti, ma è soprattutto un mezzo di ricerca di sé stessi, mentre creiamo qualcosa di nuovo per noi” aggiunge Francesco Dragoni, specificando come le opere presentate sono immagini di volti e busti di uomini che evocano emozioni particolari, a volte ambivalenti e difficili da decifrare. “Credo che questi personaggi attivino problematiche importanti che ognuno di noi deve prima o poi affrontare. In genere fanno parte di una ricerca che riguarda anche il cosiddetto inconscio – conclude l’artista – l’ambito mentale che unisce realtà e fantasia, bellezza e sofferenza, forza e impotenza”.