Morto dopo lo scontro col capriolo: "Se nel panico l'animale selvatico perde il controllo"
Il cremasco è morto a Pontida, nella bergamasca. Le parole dell'esperto
È il grande interrogativo di molti: cosa può essere successo in quegli ultimi istanti prima del tragico epilogo? Era una normale domenica mattina, Osvaldo Busca, 64 anni di Rivolta d’Adda, stava godendosi la sua escursione con la bicicletta elettrica con un amico ed era arrivato fino a Pontida, nella bergamasca.
A un certo punto dai cespugli sarebbe sbucato un capriolo che ha colpito Osvaldo al petto, buttandolo a terra. L’uomo ancora cosciente avrebbe raccontato di non sentirsi bene per spirare pochi minuti dopo, nonostante l’arrivo dei soccorsi e i tentativi di rianimazione. Secondo quanto raccontato dall’amico di Osvaldo, il capriolo era inseguito da un cane con un collare rosso. Probabilmente dunque scappava spaventato.
Racconta il veterinario Nicolò Bissolati: “Nel panico l’animale non sente più dolore, non sente più gli odori, sente tutti i suoni al massimo volume ed è praticamente in uno stato di allerta che comporta una reazione immediata a qualsiasi tipo di stimolo esso subisca“.
Una tragedia in questo caso non evitabile, continua Bissolati, che invita comunque alla prudenza: “Quando si incontrano degli animali selvatici, anche nelle nostre zone, non bisogna dimenticare che gli istinti, la fisiologia, le sensazioni, ma anche il modo di approcciare con l’altro, con l’esterno, sono stati scelti in milioni di anni di selezione nel bosco. E sono quelli, appunto, di animali selvatici. Chiamate sempre la forestale o i veterinari o comunque il personale che è abituato ad avere a che fare con il circuito selvatico, in quanto sono animali molto diversi rispetto ai cani o ai gatti o ai cavalli o alle mucche che noi abbiamo nelle nostre stalle e nelle nostre case”.