Una preziosa occasione per riflettere su temi universali, come quelli della sanità, della cura e dell’uguaglianza, in un excursus tra storia, legislazione e statistiche ufficiali, ma pensato non solo per addetti ai lavori: questo e molto altro nella presentazione del libro “Uguaglianza e solidarietà in sanità” di Alberto Gigliotti, medico chirurgo specialista in anestesia e terapia del dolore, attualmente in servizio presso le Cure Palliative dell’Asst di Crema, oltre che docente a contratto di Medicina interna nel corso di Scienze infermieristiche dell’Università di Milano.
A curare la presentazione, presso la Sala Convegni della Filanda di Soncino, è stata la consigliera delegata alla Cultura Roberta Tosetti, in una serata alla quale ha portato i saluti dell’amministrazione comunale il sindaco Gabriele Gallina e che ha visto tra i presenti anche il consigliere regionale Matteo Piloni.
Dalle dediche presenti nelle prime pagine del libro si percepisce già qual è la visione e l’orizzonte verso cui guarda il dottor Gigliotti: un riferimento a una celebre esortazione del Presidente della Repubblica Sandro Pertini, tra i padri del socialismo italiano, e una dedica a tutti gli operatori sanitari che hanno affrontato con passione, impegno e dedizione la tragedia del Covid.
Sullo sfondo, i principi enunciati nella Costituzione italiana, dall’articolo 3 all’articolo 32, e il punto di partenza rappresentato dallo studio dell’economista britannico William Beveridge, che negli anni Quaranta del secolo scorso individuava nella “sicurezza sociale dalla culla alla tomba” una condizione indispensabile per una società veramente democratica.
E poi il filo conduttore rappresentato dal patrimonio del Servizio Sanitario Nazionale, “un qualcosa da tenere caro”, chiosa a fine serata lo stesso autore, al termine di un intervento pregno di passione medica, ma anche civile e politica.
Un libro sulla sanità che parla inevitabilmente anche di politica, vista la lunga militanza socialista dell’autore, segretario provinciale del PSI. Ma parla di politica soprattutto perché le scelte e le decisioni politiche sono alla base dello sviluppo del sistema sanitario in Italia e nel mondo.
Dal riformismo socialista all’abolizione delle mutue, fino all’azione dell’allora ministro della Sanità Giacomo Mancini, a cui si deve, nel primo governo Moro, la scelta del vaccino Sabin che debellò la poliomielite in Italia. E naturalmente la nascita del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978, con l’azione propulsiva dell’allora ministra della Sanità Tina Anselmi, prima donna a ricoprire un incarico di governo, “una donna che ha guardato lontano, in una visione orientata al bene collettivo”, sottolinea l’autore.
Poco prima, la Legge Basaglia, con il suo portato innovativo – per la verità mai pienamente realizzato negli anni successivi – legato al superamento dei manicomi e al trattamento delle persone con disturbi mentali a livello territoriale, integrato con la sanità pubblica.
Tra esempi virtuosi e degenerazioni, Gigliotti analizza anche le esperienze degli anni Novanta, in un quadro politico e istituzionale mutato, che porta al cosiddetto “quasi mercato”, con una sanità sempre più regionalizzata, la crescita degli spazi per il privato convenzionato – che non va demonizzato in quanto tale, precisa il medico – le diseguaglianze territoriali, la mobilità dei pazienti e dei professionisti, investimenti nel tempo non adeguati e, in alcuni casi, commissariamenti.
Un testo pensato da tempo, che ha trovato lo stimolo definitivo durante la presentazione in città di un altro libro, quello dell’ex ministro Claudio Martelli, dal titolo evocativo Il merito, il bisogno e il grande tumulto. “Da lì, la necessità di proporre questo libro per riflettere su quello che ci è stato consegnato, il Sistema Sanitario Nazionale, e che abbiamo il dovere di mantenere”, ribadisce con forza l’autore, rispondendo alle domande dei presenti.
Il dibattito si concentra sulla ricerca di punti di equilibrio: nei finanziamenti, per rimediare alle storture ancora presenti; e nel rafforzamento dell’alleanza fondamentale tra medico e paziente, fondata sulla fiducia reciproca. Perché, come suggerisce la consigliera Tosetti, “un buon medico è un medico empatico”.
Per descrivere questa relazione, il dottor Gigliotti richiama la metafora di Schopenhauer, che racconta il paradosso delle relazioni umane: gli uomini, come ricci infreddoliti, cercano la vicinanza per scaldarsi, ma rischiano di ferirsi con le proprie spine. La soluzione sta nella giusta distanza, nella mediazione.
L’equilibrio è tutto, osserva l’autore: non esistono ricette precostituite, ma una visione d’insieme che metta il cittadino al centro. Un’impostazione fondata sui principi solidaristici, sulla sussidiarietà e su una tassazione progressiva capace di sostenere l’impegno dello Stato nella garanzia dei servizi sanitari per tutti.
Superare le lunghe liste d’attesa, rafforzare la prevenzione su tutto il territorio nazionale, evitare che il privato si occupi solo delle prestazioni più remunerative, limitare l’introduzione di meccanismi assicurativi nel sistema pubblico, valorizzare il medico di base e la sanità territoriale: lezioni che il dramma del Covid ha reso ancora più evidenti.