Fabio Calvi: "Voglio fare qualcosa per Rivolta d'Adda" e annuncia la sua ricandidatura
Con una nuova lista e il sostegno del PD, Calvi si prepara a riprendere le redini del paese dopo anni difficili e promesse non mantenute
È il primo a rendere pubblica la sua aspirazione a guidare il paese in cui è nato, cresciuto e lavora come medico di base, a servizio della comunità.
Dopo due mandati, dal 2011 al 2021, Fabio Calvi si ricandida sindaco di Rivolta d’Adda, paese di circa 8.000 abitanti, attualmente governato dal commissario prefettizio Giulia Vernizzi, a seguito delle dimissioni del sindaco Giovanni Sgroi, da nove mesi ai domiciliari con l’accusa di violenza sessuale.
“Ho voglia di fare ancora qualcosa per il mio paese – ha detto il candidato Sindaco Fabio Calvi – Veniamo da quattro anni, anzi cinque anni ormai, critici in cui si sono manifestate delle problematiche inaspettate e ho ritenuto che, a fronte di questi problemi, io potessi dare ancora qualche cosa e fare qualcosa per il mio paese, a cui tengo molto”.
Un paese che, negli ultimi anni, al di là della vicenda giudiziaria di Sgroi, è rimasto fermo. Per Calvi nessuna promessa è stata mantenuta e si è assistito solo ad ordinaria amministrazione e abuso del territorio.
“Questa amministrazione – prosegue Fabio Calvi – ha promesso alcune cose che poi non è riuscita a fare o ne ha fatte altre; ha preparato la programmazione del nuovo PGT, per esempio, ma non è riuscita a completarlo e di conseguenza quello sarà uno dei primi argomenti da trattare insieme agli altri storici che vanno dal benessere della popolazione, alla famosa questione della scuola materna e così a tanti altri problemi”.
Fabio Calvi si ripresenterà con una lista civica “Rivoltiamo Pagina”, sostenuta dal PD, che ha già dichiarato il suo appoggio. A contrapporsi a Calvi, tuttavia, non ci sarà solo il candidato, non ancora nominato dal centrodestra, ma una lista appartenente alla stessa area politica.
Si chiama Rivolta Civica, sostenuta da Andrea Vergani, attuale consigliere di Rivoltiamo ed ex assessore della giunta guidata da Calvi.
“Dopodiché, certo, il rischio è – conclude Calvi – di riconsegnare a un’amministrazione di cui non condividiamo pressoché niente di quello che ha fatto, la gestione del Paese”.