Politica

Referendum sulla separazione delle carriere: "il Sì come garanzia di giustizia equa"

Un convegno a Crema spiega le ragioni del Sì al referendum per separare giudici e pm, puntando sulla trasparenza e indipendenza della giustizia

I relatori per il Si al Referendum
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Poco più di un mese al referendum confermativo sulla separazione delle carriere della tra giudici e pubblici ministeri, ed il clima intorno ai due voti comincia a scaldarsi. L’Unione delle Camere Penali Italiane è arrivata a Crema per spiegare perché votare Si nel weekend del 22-23 marzo, cercando anche di confutare le tesi del No.

In Sala Bottesini al Teatro San Domenico, infatti, è andato in scena un convegno gestito dalla Camera penale della Lombardia Orientale, sezione Cremona e Crema, in cui l’avvocata Micol Parati, insieme a Maria Luisa Crotti e il presidente del consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cremona Romanelli, hanno lasciato spazio alle ragioni del Si, spiegate da quattro relatori: l’ex Magistrato Carlo Grillo, il professor Oliviero Mazza, Salvatore Scuto e l’avvocato Andrea Cavaliere, componente della giunta UCPI.

Per l’occasione sono state fornite dieci motivazioni per la votazione positiva al referendum: tra queste, in primis, quella di garantire un giudice terzo per un riequilibrio del Pubblico Ministero, evitando influenze sui giudici; la riforma distinguerebbe i due ruoli dei pm e dei giudici, rendendolo autonomi e complementari; la separazione delle carriere renderebbe più trasparente la giustizia, aumentando la fiducia di chi chiede tutela e protezione, diminuendo la paura.

“La separazione delle carriere viene chiesta da circa quarant’anni. – ha specificato Crotti nella sua introduzione – A questa campagna bisogna approcciarsi con uno spirito democratico, senza fare propaganda, ma spiegare ai cittadini per che cosa si vota”.

“La riforma serve ad attuare finalmente la Costituzione – aggiunge Micol Parati – a rendere il giudice terzo come prevede già l’articolo 111 della Costituzione e ad avere un processo più equo e più giusto. Di fatto non è una riforma contro la Magistratura, non è una riforma politica, è una riforma prettamente tecnica e di fatto mantiene le medesime garanzie che oggi ci sono di indipendenza e autonomia della Magistratura. L’unica cosa che prevede è lo sdoppiamento del Consiglio Superiore della Magistratura e l’istituzione di un’alta corte disciplinare mantenendo però i principi che sono propri della nostra Costituzione e del nostro sistema.”.

L’avvocato Cavaliere, invece, ha provato a confutare la tesi principale di chi voterà No, ovvero, l’indebolimento della Toga nei confronti del governo: “ Si smonta molto semplicemente leggendo l’articolo 104 della Costituzione che è chiarissimo nello scrivere che, sia la magistratura giudicante, quindi i giudici; sia la magistratura requirente, cioè i pubblici ministeri; saranno completamente autonomi rispetto a qualsiasi altro potere. È una paura che assolutamente non deve esistere, non deve essere neanche diffusa perché il governo non potrà mai avere il controllo sulla magistratura nel momento in cui la Costituzione viene modificata inserendo la dicitura che anche i pubblici ministeri saranno autonomi. Basti pensare che, laddove il Governo volesse invece sottoporre la magistratura al proprio potere, dovrebbe rifare tutto un altro percorso parlamentare e poi un altro referendum per cambiare quell’articolo 104. Quindi è un’ipotesi assolutamente irrealizzabile, anche perché, laddove dovesse succedere, l’Unione delle Camere Penali e l’Avvocatura Penalistica Italiana si opporrà, ovviamente perché noi abbiamo assolutamente a cuore la magistratura e che soprattutto sia autonoma, libera e da ogni altro potere”.

“Aggiungo che però la magistratura deve essere anche libera al proprio interno – ha concluso Cavaliere – e mi riferisco alla necessità che il giudice sia terzo perché il cittadino deve avere il diritto ad un processo in cui chi accusa non è collega di chi giudica e il giudice deve essere anche terzo e libero rispetto a una possibile influenza dei pubblici ministeri; questa riforma porta esattamente a questo”.

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