Cronaca

Generazione NEET in calo, ma per la Provincia di Cremona la sfida resta il capitale umano

Pubblicata l'edizione 2025 del Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile (BES) a cura dall’Ufficio Statistica della Provincia di Cremona. Mariani: "Una fotografia puntuale del presente, ma uno strumento fondamentale per immaginare e progettare il territorio degli anni a venire”

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In base al rapporto “Il Benessere Equo e Sostenibile nella Provincia di Cremona 2025“, il tema dell’istruzione e dei giovani presenta un quadro caratterizzato da eccellenze nelle competenze scolastiche, ma anche da criticità strutturali riguardanti i NEET e la capacità di trattenere talenti laureati.

Il documento, articolato in 70 pagine, rappresenta uno strumento di grande utilità e offre uno spaccato approfondito e trasversale del nostro territorio nei suoi diversi ambiti sociali, economici e ambientali.

A sottolineare il valore del Rapporto è il Presidente della Provincia di Cremona, Roberto Mariani, che ha dichiarato: “Il Rapporto BES non è solo una fotografia puntuale del presente, ma uno strumento fondamentale per immaginare e progettare il territorio degli anni a venire. I dati aiutano a leggere i cambiamenti, a individuare criticità e potenzialità e a costruire politiche pubbliche più consapevoli, fondate su evidenze concrete”.

Nella provincia di Cremona, la quota di giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano (NEET) si attesta al 12,2% nel 2024. Il dato è in netto miglioramento, con una riduzione di 2 punti percentuali rispetto all’anno precedente. La situazione cremonese è più favorevole rispetto alla media nazionale (15,2%), ma resta meno brillante del dato regionale lombardo, dove la quota di NEET scende al 10,1%.

Il territorio mostra una solida base educativa e ottime performance nelle scuole superiori. Il 68,7% della popolazione tra i 25 e i 64 anni possiede almeno il diploma, un valore superiore alla media italiana (66,7%). Gli studenti cremonesi ottengono punteggi medi superiori alla media nazionale sia in ambito alfabetico (192,2 contro 184,7) che numerico (199,3 contro 189,8).

La dispersione scolastica “implicita” (studenti che finiscono il ciclo senza competenze minime) è molto bassa, pari al 3,4%, contro l’8,7% nazionale e il 3,7% regionale. Nonostante gli ottimi risultati scolastici, emergono difficoltà nei percorsi universitari e post-laurea: solo il 23,7% dei giovani tra i 25 e i 39 anni ha un titolo terziario, un valore decisamente inferiore sia al dato nazionale (30,9%) che a quello lombardo (34,4%).

La provincia soffre di una forte “fuga dei cervelli“, con un tasso di mobilità dei laureati negativo pari a -6,9 per 1.000 residenti. Al contrario, la Lombardia nel complesso attrae laureati (+14,2), trainata principalmente dall’area milanese. La partecipazione degli adulti (25-64 anni) alla formazione permanente è del 10,6%, superiore all’Italia (10,4%) ma inferiore al 12% della regione.

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