Cronaca

Strage di Crans-Montana, cremasco
tra i testimoni: "Inconcepibile"

La zona transennata dalle forze dell'ordine
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Doveva essere una vacanza di festa e relax, ma si è trasformata in un incubo che difficilmente potrà essere dimenticato. Tra i testimoni della terribile esplosione a Capodanno nel locale “Le Constellation” che ha sconvolto la nota località sciistica svizzera di Crans-Montana, con almeno 47 morti e oltre cento feriti, c’è anche Antonio Bandirali, cittadino varesino e di origini cremasche che si trova sul posto per il periodo delle festività.

La quiete della montagna è stata squarciata nel cuore della notte. Bandirali, ai portali varesini Malpensa24 e Rete55, racconta di aver sentito gli elicotteri girare incessantemente e di aver capito subito che era successo qualcosa di estremamente grave. La sua testimonianza porta il fiato corto di chi ha visto da vicino il confine tra la vita e la morte.

Antonio Bandirali

Il cremasco, che per anni ha lavorato come esperto di sicurezza antincendio (un passato professionale che lo rende un osservatore tecnico e consapevole), si è trovato a pochi passi dal luogo del disastro poco prima che la polizia svizzera sigillasse l’intera area con i teloni bianchi.

Da esperto del settore, Bandirali fatica a darsi una spiegazione logica: per trent’anni si è occupato di sicurezza per le squadre dei pompieri nucleari al CCR di Ispra e per lui questa tragedia restainconcepibile“.

Il bilancio, purtroppo ancora provvisorio, parla di almeno 47 morti e oltre cento feriti. La preoccupazione del testimone cremasco ora va ai soccorsi, perché il problema sono le intossicazioni e le ustioni gravi. Anche Regione Lombardia si è attivata per offrire posti e cure negli ospedali ai centinaia di feriti gravi. Mentre il mondo politico italiano segue con apprensione la sorte dei connazionali coinvolti (si parla di decine di dispersi), a Crans-Montana resta il silenzio di una comunità ferita. Un silenzio che risuona fino a Crema, attraverso le parole di chi, partito per una vacanza, si è ritrovato a documentare uno dei capitoli più bui della storia recente della località alpina.

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