Bergamaschi: "Crema diventi fulcro di progetti territoriali"
Il sindaco traccia un bilancio sul 2025 appena archiviato e guarda al futuro con novità sui grandi cantieri e il sogno di una città più aperta a relazioni interprovinciali.
Nel giorno di Capodanno il sindaco di Crema, Fabio Bergamaschi, intervistato dal direttore di CR1 e CremaOggi Simone Arrighi, indica le linee guida della propria giunta per il 2026, partendo dai punti forti e dalle criticità del 2025.
Sindaco, i progetti nascono da basi solide e quindi prima di guardare al nuovo anno le chiedo: che 2025 è stato per la città di Crema?
“Un’annata sicuramente importante e significativa, come confermano i dati, non solo le valutazioni politiche. I numeri parlano di una città in salute, sempre più attrattiva, con una crescita a doppia cifra di turisti e visitatori anno dopo anno. Un fenomeno che, per certi aspetti, meriterebbe persino di essere studiato da un punto di vista accademico, per l’accelerazione che ha avuto negli ultimi tempi”.
I dati socio-economici fotografano Crema come la città con il reddito medio più elevato della provincia.
“A questo si affianca un sistema di welfare molto solido, capace di redistribuire la ricchezza e sostenere chi fa più fatica. Tutti gli indicatori raccontano quindi un’annata positiva e interessante. Questo non significa che non esistano problemi, ci sono in ogni città. Non bisogna certo adagiarsi sugli allori. Ma se i dati hanno un valore, è da qui che occorre ripartire”.
Una città attrattiva, punto di riferimento del territorio e con un reddito medio elevato. Ma Crema ha anche dei difetti, sindaco?
“Come ogni realtà, certamente sì. Il lavoro che dobbiamo fare con ancora maggiore convinzione è quello di diventare meno ombelicali. A volte a Crema ci piacciamo un po’ troppo e un contesto favorevole ci porta a essere non solo orgogliosi, ma talvolta anche chiusi. Crema è una città di provincia con 34 mila abitanti: se la paragoniamo a Milano, è un quartiere. Tenere il senso delle proporzioni aiuta. Siamo giustamente gelosi della nostra dimensione di provincia per gli aspetti positivi come la quiete, le relazioni ancora solide, una realtà sana, ma questo è diverso dall’essere provinciali come mentalità”.
Sta dicendo che serve un salto di qualità?
“Il salto di qualità sta nello sviluppare progettualità di respiro sovraterritoriale: non solo nel cremasco, ma dentro la provincia e in relazione con altre province. In questo senso, il percorso della comunità di pianura può essere un elemento decisivo”.
Il riconoscimento dell’area omogenea cremasca può diventare un modello anche per altri territori della provincia?
“È un modello che non a caso è studiato da ANCI e Regione Lombardia e che può diventare un riferimento nazionale. Nasce come risposta alle difficoltà degli enti locali: meno risorse, meno competenze, una pubblica amministrazione sempre meno attrattiva sul mercato del lavoro. La sfida è mantenere alta la qualità dei servizi ai cittadini, soprattutto nei piccoli comuni che faticano di più. Qui entra in gioco la responsabilità dei centri di riferimento sovraterritoriale: mettersi a disposizione, fare rete, creare aree omogenee e comunità di pianura. Le comunità montane sono un esempio consolidato: unire territori per trasformare le debolezze in forza collettiva. Il concetto di comunità di pianura applica questo modello anche a territori come i nostri, che hanno fragilità ma anche grandi potenzialità. Un conto è una città da 34 mila abitanti, un altro è un’area da 160 mila persone quando si parla di infrastrutture, welfare, efficientamento energetico”.

A proposito di infrastrutture: il 2026 sarà un anno di opere attese e delicate. Il comune è pronto per partire?
“Il ponte di via Cadorna è sicuramente una delle opere più spinose: è l’unico ponte urbano della città e richiederà grande attenzione. Allo stesso tempo, il 2026 sarà anche un anno di interventi che generano slancio ed entusiasmo. Penso, ad esempio, al recupero del complesso degli Stalloni, che nel 2025 è stato oggetto dello scambio con l’ex tribunale e Regione Lombardia. Il tribunale passerà alla Regione per diventare un polo sanitario a servizio dell’ospedale maggiore, mentre l’area degli Stalloni – di grande valore storico, urbanistico e affettivo – torna alla città. Stiamo candidando il progetto al bando Cariplo Emblematici maggiori per realizzare un polo di welfare”.
E sul ponte di via Cadorna, a che punto siamo?
“Abbiamo lavorato con la Sovrintendenza per ottenere una variante migliorativa al progetto. Il precedente prevedeva un cantiere di un anno, un impatto troppo pesante per la viabilità cittadina. Il nuovo progetto riduce i disagi: quattro mesi di chiusura più tre mesi a senso unico durante i lavori. Stiamo valutando se ci siano le condizioni per intervenire già nell’estate 2026 o se rimandare all’estate 2027, avviando comunque opere propedeutiche prima. Concentrando il cantiere nel periodo estivo, l’impatto sulla viabilità sarebbe più facilmente assorbibile”.
In chiusura, parliamo di sviluppo e Zona di Innovazione Strategica. Il Polo della Cosmesi può diventare una ZIS su cui puntare?
“Noi parliamo spesso di Crema come città della bellezza. La cosmesi è una vocazione storica del nostro territorio, un’eccellenza di livello internazionale. Oggi però non può restare solo un fattore industriale affidato all’intraprendenza privata: istituzioni, formazione, sistema bancario devono sostenerlo in modo corale. L’obiettivo è costruire una vera Cosmetic Valley italiana, un riferimento nazionale e internazionale. Questa è la logica delle ZIS: riconoscere un’eccellenza, istituzionalizzarla e creare opportunità per nuovi investimenti, competenze, ricerca e formazione. Non conta l’etichetta, ma la sostanza: più crescita, più ricchezza e maggiore capacità di redistribuirla”.
Ultima domanda sulla quale, un anno fa, aveva glissato: conferma la sua volontà a ricandidarsi al termine di questo primo mandato?
“La volontà c’è. Ringrazio le forze politiche e civiche per la fiducia. Quando c’è passione, che deve essere grande per reggere certi incarichi, è naturale pensare di giocarsela fino in fondo. Detto questo, oggi la mia testa è completamente concentrata sul fare il sindaco fino all’ultimo giorno del mandato: risolvere problemi, impostare nuove progettualità, lavorare ogni giorno. È l’unico modo per onorare davvero l’incarico che mi è stato affidato”.