Visita al carcere di Cremona:
sovraffollamento e crisi di personale
Nei giorni scorsi una delegazione cremasca composta da Edoardo Vola (consigliere provinciale), Damiano Cattaneo (sindaco di Capralba e membro nel Comitato Ristretto dell’Assemblea dei Sindaci), Alessio Maganuco (presidente Arci Porto Sicuro), Elena Crotti (segreteria provinciale PD Cremona) e Matteo Cigognini (segretario provinciale Giovani Democratici) ha effettuato una visita alla Casa Circondariale di Cremona.
Nel corso della visita si è potuto constatare la persistenza di una situazione di forte criticità legata al sovraffollamento dell’istituto: infatti a fronte di una capienza regolamentare di 380 posti, la popolazione detenuta attualmente sfiora le 600 unità. Di queste, circa il 40% sono italiani ed il restante di nazionalità straniera.
Particolarmente significativo è il dato relativo ai cosiddetti “giovani adulti”, ovvero detenuti di età compresa tra i 18 e i 25 anni: se ne contano 53 molti dei quali trasferiti dal IPM Beccaria, con un’età media molto bassa (spesso neo-maggiorenni). Tale elemento impone una riflessione approfondita su una fascia d’età che meriterebbe politiche ed interventi specificatamente al recupero e reinserimento nella società.
Per quanto riguarda la composizione dei reati, tra i detenuti stranieri prevalgono condanne per reati di natura patrimoniale e legati agli stupefacenti, con situazioni spesso riconducibili a condizioni di fragilità e marginalità sociale. Tra i detenuti italiani si registra invece un aumento dei reati legati ai maltrattamenti in ambito familiare.
Anche sul fronte del personale persiste una situazione che desta preoccupazione. Gli agenti di Polizia Penitenziaria in servizio a Cà del Ferro sono attualmente 141, a fronte di una dotazione organica prevista di circa 154 unità. Nonostante i 40 nuovi inserimenti avvenuti nell’ultimo anno, altrettante sono state le cessazioni dal servizio o trasferimenti, che conferma un rapporto detenuti/agenti storico.
In sofferenza anche gli altri comparti, figure intermedie come ispettori amministrativi, oltre alle figure educative fortemente sottodimensionate rispetto al carico di lavoro, che vede un rapporto tra educatori e detenuti sproporzionato (1 educatore circa ogni 200 persone recluse).
La combinazione tra carenza di risorse umane ed economiche unite al cronico sovraffollamento, nonostante la professionalità e la serietà di tutto il personale coinvolto, incide pesantemente sulla qualità della vita di tutta la comunità (personale e detenuti), oltre che sulla possibilità di sviluppare progettualità efficaci per il recupero e il reinserimento sociale delle persone detenute al termine della pena, compromettendo la funzione rieducativa e risocializzante del carcere, con un conseguente aumento del rischio di recidiva.
“Riteniamo sia necessario avviare sul Territorio – spiega la delegazione – una riflessione strutturata con istituzioni ed associazioni di categoria su come costruire una comunità sensibilizzata ed accogliente in linea ai dettami della nostra carta costituzionale anche attraverso azioni di promozione di percorsi lavorativi e di ri-socializzazione delle persone recluse”.