Vescovo Gianotti: "Continuiamo ad essere pellegrini di speranza"
Nell'intervista, realizzata dal direttore Simone Arrighi, si evidenziano le iniziative del 2025 della Diocesi di Crema e le attese per il nuovo anno.
Come da tradizione, in occasione delle festività natalizie, CR1 e Cremaoggi accolgono il Vescovo di Crema, Monsignor Daniele Gianotti, per una riflessione sull’anno che va a concludersi e un augurio per il 2026. L’intervista è realizzata dal direttore Simone Arrighi.
Il 2025 è stato un anno particolare, segnato dal passaggio tra Papa Francesco e Papa Leone XIV e vissuto nel segno del Giubileo. Che cosa ci lascia questo tempo?
“Ci lascia innanzitutto la grazia di aver vissuto un anno straordinario, proprio perché giubilare. Straordinario anche per la morte di Papa Francesco e per l’elezione di Papa Leone XIV, un cambiamento che per la Chiesa diventa sempre occasione per guardarsi indietro, guardarsi dentro e comprendere come continuare la propria missione. Papa Francesco ci ha invitati a guardare con speranza al tempo presente, nonostante le fatiche, e anche al futuro. Mi sembra che Papa Leone stia proseguendo su questa linea, alimentando uno sguardo ricco di speranza. Credo che questa sia l’eredità più importante del Giubileo che stiamo concludendo.”
Guardando al 2026, quali sono le linee guida che emergono dal nuovo pontificato?
“Non ho avuto incontri personali con il Papa, ma lo abbiamo incontrato con gli altri vescovi italiani prima a giugno, a un mese dall’elezione, e poi nuovamente ad Assisi durante l’Assemblea dei Vescovi. La centralità di Gesù Cristo e del Vangelo, l’impegno per la pace da far entrare nella vita quotidiana delle comunità, l’attenzione alla persona e alla sua dignità, uno stile dialogico nell’affrontare le problematiche della Chiesa. Penso che queste indicazioni dicano molto anche del modo in cui Papa Leone intende vivere il suo ministero.”
Crema e la Terra Santa: nel corso del 2025 la Diocesi ha avviato un legame benefico con la città palestinese di Taybeh.
“L’iniziativa nasce anche dal pellegrinaggio che noi Vescovi lombardi abbiamo compiuto in Terra Santa a fine ottobre. Taybeh è l’unico villaggio della Cisgiordania a popolazione quasi totalmente cristiana. La diocesi di Crema ha avuto rapporti con la Terra Santa anche in passato. Questo ha favorito l’avvio di un sostegno concreto, condiviso anche con il Comune di Crema, per aiutare una realtà che vive un dramma quotidiano.”
Anche i numeri raccontano una sofferenza profonda:
“Vent’anni fa Taybeh contava 6 o 7 mila abitanti, oggi sono circa 1.200. Molti sono costretti ad andarsene perché le condizioni di vita e di lavoro sono sempre più difficili. Il nostro aiuto andrà verso progetti lavorativi, scolastici e di sostegno alla vita quotidiana, per permettere alle persone di restare. Bisogna coltivare la speranza, anche se la situazione è drammatica. Dopo la strage del 7 ottobre 2023 e la reazione su Gaza, la polarizzazione si è ulteriormente radicalizzata. Abbiamo conosciuto piccoli ma significativi percorsi di riconciliazione e di dialogo. Tentativi di pensare diversamente, lontano dall’odio e dalla vendetta. Queste esperienze andrebbero conosciute e sostenute di più, perché la Terra Santa continui a essere una terra da cui possa venire pace.”
Da delegato della Conferenza episcopale lombarda per la pastorale carceraria, è di recente entrato a Cà del Ferro, casa circondariale di Cremona sempre al centro di una complicata situazione gestionale.
“Come Chiese lombarde ci siamo impegnati molto per conoscere meglio la realtà del carcere. Abbiamo incontrato le direzioni, le cappellanie e organizzato anche un convegno sulla giustizia. Il problema principale resta il sovraffollamento. Le condizioni di vita sono spesso ai limiti della dignità. Questo non giova né alla persona detenuta né al bisogno di giustizia e legalità. È dimostrato che condizioni più umane riducono il rischio di recidiva.”
Veniamo a Crema, dove la Diocesi sta aprendo la Cattedrale sempre di più ai visitatori.
“Accanto alla vita liturgica e spirituale, abbiamo cercato di valorizzare la Cattedrale come luogo culturale e artistico, grazie al consiglio di amministrazione e ai volontari. Visite, ascensioni al campanile e nuove iniziative. L’idea è rendere questo luogo sempre più fruibile, convinti che anche attraverso percorsi storici e artistici possano nascere domande di fede. La risposta dei visitatori è stata davvero significativa.”
Dalla casa della Diocesi a chi, una casa, non può permettersela: tra le fragilità emergenti c’è anche quella abitativa.
“Grazie alla collaborazione tra Diocesi, Caritas, Comune di Crema e Fondazione Benefattori Cremaschi è stata inaugurata la nuova sede del rifugio San Martino. Una struttura rinnovata con ambienti belli e dignitosi per persone senza casa, con l’obiettivo non solo dell’accoglienza, ma anche di avviare percorsi di reinserimento sociale. È un impegno che continueremo a portare avanti.”
In chiusura, un augurio ai fedeli cremaschi.
“Ripenso alla Terra Santa, al passaggio da Betlemme a Nazareth. Dal Natale, con la sua eccezionalità, all’ordinarietà della vita quotidiana. Portare nell’ordinario la speranza che Papa Francesco ha voluto al centro del Giubileo. Continuare a essere pellegrini di speranza ogni giorno. Questo è l’augurio che faccio a tutti.”