Regione rivede le norme
sui beni confiscati alla mafia
Dopo la risoluzione approvata all’unanimità lo scorso marzo in consiglio regionale, la giunta di Regione Lombardia ha rivisto i criteri di assegnazione delle risorse per i Comuni.
“Lo scorso martedì la giunta regionale ha deliberato la revisione dei criteri per assegnare le risorse ai Comuni che prendono in gestione beni confiscati alla mafia. Un passo avanti importante” a comunicarlo il consigliere regionale Matteo Piloni che si era fatto promotore dell’iniziativa, insieme alla presidente della commissione Paola Pollini e al consigliere Vitari dopo la loro visita nel settembre del 2024 alla tenuta Terre e Libertà di Spino d’Adda.
“Nel settembre 2024 la commissione antimafia ha visitato la tenuta di Spino d’Adda, il secondo bene confiscato alla criminalità più grande della Lombardia, per estensione. Da quell’incontro, a cui avevo preso parte, era nata la necessità di impegnare la giunta regionale a rivedere i criteri di assegnazione delle risorse, troppo insufficienti per sostenere davvero i Comuni”.
Fino ad oggi la norma infatti prevedeva un contributo non superiore alle 150mila euro, e comunque al 90% per i Comuni sotto i 5mila abitanti e al massimo del 50% per i comuni sopra i 5 mila abitanti, come Spino d’Adda.
“Una normativa che rendeva impossibile a molte realtà di poter gestire un bene confiscato una volta ottenuto dallo Stato” spiega Piloni.
“Ecco il perché dell’iniziativa di una risoluzione, approvata all’unanimità dal consiglio regionale, che impegnava la giunta a rivedere i criteri in favore dei Comuni, cosa che finalmente è avvenuta” prosegue Piloni.
I nuovi criteri sono stati deliberati lo scorso martedì e prevedono un aumento del tetto massimo delle risorse stanziabili, da 150mila a 200 mila euro, “che possono raggiungere la cifra di 250mila nel caso un bene abbia un valore sovracomunale, come nel caso di Spino d’Adda” spiega Piloni. E anche le percentuali sono state riviste “al rialzo”. Invariate per i comuni sotto i 5mila abitanti, e ampliate all’80% per i comuni tra i 5mila e i 7mila e al 60% sopra i 7mila.
“Si tratta di criteri migliorativi, che vanno incontro alle esigenze che abbiamo manifestato partendo proprio dall’esperienza di Spino d’Adda” prosegue Piloni.
“Certamente molto dipenderà da quanto risorse saranno stanziate, e su questo dovremo incalzare sua la giunta regionale che il Governo, ma aver ottenuto la modifica dei criteri è già un risultato che siamo riusciti a concretizzare per dare una prospettiva ai beni confiscati e sostenere Comuni e associazioni che, con coraggio e generosità, contribuiscono a restituirli alla collettività per scopi sociali, trasformando un simbolo di illegalità in un’opportunità di rinascita e legalità per il territorio” conclude Piloni.