Cronaca

Ragazzi e smartphone,
la scuola si muove

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Martedì 25 marzo, la Sala Alessandrini di Crema ha ospitato un incontro dedicato al Patto Digitale, un’iniziativa volta a promuovere un uso consapevole di smartphone, Internet e social media tra bambini e ragazzi. L’evento ha visto la partecipazione del professor Marco Gui, docente associato di Sociologia dei media all’Università di Milano-Bicocca, nonché promotore del progetto in collaborazione con il Centro di Ricerca Benessere Digitale, Mec, Aiart e Sloworking.

A moderare la serata è stato il dottor Alessio Pacifico, educatore di zona 1, mentre tra i promotori figurano l’Istituto Comprensivo Crema 2 e l’Istituto Comprensivo Crema 1, con il patrocinio del Comune di Crema. L’iniziativa, nata da una proposta dell’ex dirigente scolastico dell’I.C. Crema 2, ha ricevuto un finanziamento destinato inizialmente all’istituzione scolastica di Ombriano e successivamente esteso a favore di Crema 1, Crema 3 e della Fondazione Manziana.

L’importanza del tema affrontato è evidente: l’uso precoce e non regolato dei dispositivi digitali incide sull’apprendimento scolastico, amplifica il digital divide e modifica il rapporto tra le diverse fasce d’età con la tecnologia. Il professor Gui, nel corso del suo intervento, ha illustrato i risultati della recente ricerca “Eyes Up”, analizzando le implicazioni educative e sociali legate all’accesso al mondo digitale.

Successivamente, l’attenzione si è focalizzata sulla natura e gli obiettivi del Patto Digitale: un accordo condiviso tra genitori, insegnanti, studenti e altri attori del territorio, finalizzato a stabilire linee guida chiare sull’età di accesso agli ambienti digitali, le modalità di utilizzo, le tempistiche e la progressiva autonomia dei ragazzi. Il tutto ispirandosi alle recenti “Raccomandazioni di Milano”, che offrono un modello per un approccio razionale e strutturato alla crescita digitale.

L’evento si è concluso con un vivace dibattito, testimoniando il grande interesse della cittadinanza nei confronti dell’educazione digitale. Ora, il prossimo passo sarà quello di sviluppare un percorso concreto: costituire gruppi di lavoro, sensibilizzare chi non ha potuto partecipare e creare un sistema di regole condivise che possano prevenire criticità future.

L’iniziativa segna un’importante tappa verso un’educazione digitale equilibrata, che non si limiti a demonizzare la tecnologia, ma insegni a viverla con consapevolezza. Come sottolineato dalle neuroscienze e dalla teoria della “warm cognition” di Daniela Lucangeli, la crescita e l’apprendimento passano attraverso le emozioni e le relazioni umane. Ed è proprio unendo forze e competenze che si può garantire ai giovani un futuro digitale più sicuro e sostenibile.

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