Mons. Delpini a Crema:
“Resistere per la pace”
Applausi ieri sera all’Auditorium Manenti per Mons. Mario Delpini, Arcivescovo metropolita di Milano, che è la diocesi più grande d’Italia, ospite della Scuola di educazione alla politica promossa dal gruppo Costruttori di pace.
L’incontro che si è svolto nella ricorrenza dell’ottavo anniversario dell’ordinazione episcopale del vescovo Daniele Gianotti, aveva quale titolo “Seminare la pace: disinnescare le tensioni prima che si trasformino in conflitti armati”, e su questo complicato tema le riflessioni di Mons Delpini, che non ha lesinato qualche battuta sulla vicinanza territoriale tra le diocesi di Milano e Crema, catturando per tutta la durata del suo magistrale intervento l’attenzione della platea.
La pace come resistenza, impegno, consapevolezza che la guerra è il male: “Io vorrei incoraggiare la gente a resistere all’aggressività e alle ideologie secondo le quali per costruire la pace dicono che ci vuole la guerra, noi diciamo che invece ci vuole solidarietà, giustizia e speranza”, ribadisce più volte Mons. Mario Delpini.
La società è più incline alla guerra rispetto alla pace, ma perché, si chiede l’Arcivescovo milanese, perché è più vantaggiosa la guerra? La risposta è da rintracciarsi nel soffocamento delle forze spirituali: “Ma noi siamo il popolo di coloro che hanno deciso di resistere”, chiosa Mons. Delpini, che da relatore della serata “assegna un compito” ai presenti. “La vostra è una Scuola di formazione, e allora ci saranno interrogazioni e compiti. Qual è il compito che vi affido? Quello di scrivere il manuale della resistenza” dice Mons. Delpini.
Resistere, secondo il ragionamento del presule milanese, non è altro che interpretare e contrastare singolarmente ciò che conduce al conflitto, e che porta a ritenere inevitabile l’aggressività. Per questo Mons. Delpini traccia la strada in 6 capitoli che affida ai “corsisti” della Scuola di educazione alla politica.
Dalla responsabilità personale alla fiducia che richiama ai padri cristiani della costruzione dell’Europa politica, De Gasperi, Adenauer, Schuman. Poi l’apprezzamento verso la professionalità, legata anche all’approfondimento e allo studio: “La complessità non si affronta con gli slogan. Bisogna studiare, ascoltare, pensare, che oggi è arte dimenticata”, osserva il Mons. Delpini.
Quinto capitolo nell’elenco da lui tracciato è rappresentato dal “noi” in contrapposizione all’“io”, e infine, la responsabilità delle donne, portatrici di pace, in quanto “particolarmente inclini a costruire la pace”.
Questo è il compito da consegnare l’anno prossimo, scherza rinviando alla lettura dell’Enciclica di Papa Francesco, “Fratelli tutti”, laddove emergono principi e valori per seminare la pace, da tradursi però in azioni concrete e poi al discorso del cardinale Matteo Zuppi pronunciato in occasione del recente Consiglio permanente dei Vescovi italiani, rispetto al sogno europeo.
Spazio poi alle domande dei presenti, focalizzate sulla riflessione sulla realtà di queste settimane, tra conflitti e prospettive di un esercito comune europeo. Per Mons Delpini, “rispondere alla guerra con la guerra è una tragedia”, la stessa creazione dell’Onu rispondeva ad altra prospettiva, spostando l’attenzione sulla violenza domestica, e su come “resistere al prepotente senza diventare prepotenti”.
Quanto all’Unione Europea, “quello che manca è una spiritualità, una coesione, l’idea della pace e la fermezza per proporla”, anche se “la spesa per le armi è un disastro totale. L’importante è l’idea di un’Europa unita, dal punto di vista economico e politico”, che in apertura era stata evidenziata anche dall’assessore Giorgio Cardile, il quale portando i saluti dell’amministrazione comunale, aveva ricordato il valore del Manifesto di Ventotene. Tra i saluti anche quello dello stesso vescovo Daniele Gianotti e di Angelo Marazzi, in rappresentanza della Commissione per la Pastorale Sociale e del Lavoro.
Ilario Grazioso