Cronaca

Asst Crema: due panchine rosse,
simbolo di impegno quotidiano

Inaugurate due panchine rosse nella casa di comunità di via Gramsci e al monoblocco, “raccontano storie e impegno nella cura”. Gli eventi inseriti nella settimana di sensibilizzazione promossa da Fondazione Onda

Due panchine diverse, unite dal desiderio di dire NO alla violenza di genere. Sono state inaugurate ieri alla casa di comunità di via Gramsci e al monoblocco ospedaliero di Largo Dossena. Inserite nelle iniziative di sensibilizzazione promosse da Fondazione Onda, hanno inteso chiarire che “il contrasto alla violenza di genere è un impegno che ci vede e ci deve vedere coinvolti ogni giorno sul versante della salute, della prevenzione, dell’educazione, della comunicazione e dell’accoglienza. Il nostro, come cittadini, prima che come professionisti, è un impegno che non potrà mai venire meno. Anche i simboli, soprattutto se, come in questo caso, animati da progettualità importanti di inclusione, integrazione e team building, servono per ricordarci che siamo chiamati a fare concretamente, per fare la differenza, per prenderci cura al meglio”. Così il direttore generale Ida Ramponi, assente alle inaugurazioni per motivi istituzionali, ha inteso spiegare la ratio dell’evento.

In via Gramsci una rosa nera, circondata da tulle rosso, cattura l’attenzione. La delicatezza di un velo si fa portatrice di diversi significati. Eppure gli operatori del polo territoriale sono uniti nell’affermare un secco no alla violenza di genere. Qualunque essa sia, “perché ci sono tante forme di violenza. E come operatori della cura siamo chiamati a mantenere sempre alta l’attenzione su questo fenomeno. Dobbiamo farlo ogni giorno quando, prendendoci cura della fragilità, abbiamo l’occasione di avvicinare situazioni di difficoltà, diverse, ma desiderose di essere accolte ed ascoltate”. Il nuovo direttore di distretto, nonché promotrice dell’iniziativa, Bianca Gritta prova ad essere esaustiva: “è violenza quella fisica, economica, psicologica o assistita, quella assistita, vissuta dai minori, uomini di domani che vivono oggi sulla pelle situazioni complesse. Dobbiamo esserci, per fare la differenza. Dobbiamo farlo in rete, generando sempre nuove forme di collaborazione”. Poi prova a chiarire il senso di un progetto fortemente voluto, che va oltre ogni iniziativa spot. “La panchina appena inaugurata dice no alla violenza, è un piccolo simbolo, ma che ci ha consentito di farlo insieme, grazie al desiderio e allo sforzo di un presidio che si anima dell’apporto di ciascuno. Perché è grazie alla piccola parte di ognuno di voi, se ogni progetto prende forma per il bene della nostra comunità”.

Un piccolo cartoncino riporta alla sintesi. “STOP ALLA VIOLENZA”. La speranza si svela nelle pagine di un libro aperto, a pochi passi da una catena. La cultura è un volano. E il contrasto alla violenza è, prima di tutto, una questione culturale. “Dobbiamo fare attenzione al linguaggio e assicurare un’educazione inclusiva per dare forma, realmente, ad una cultura di parità”. Alterna lucida freddezza a calde emozioni l’assessore alle pari opportunità del comune di Crema Emanuela Nichetti. “Dobbiamo farlo per le donne, per le giovani, ma anche per gli uomini di domani, perché ci meritiamo di essere migliori. Il tema della violenza di genere è e deve essere trasversale, per questo chiediamo agli uomini di esserci, di prestare attenzione alle parole usate: la violenza passa anche da lì. La panchina è un piccolo simbolo, il segno di un impegno che ci vede tutti coinvolti in una fitta rete di sostegno e solidarietà”.

Si è visto quest’anno in città con l’iniziativa Viva Vittoria, promossa in occasione della settimana di sensibilizzazione al tema, si vede ogni giorno nel lavoro in sinergia dei tanti enti che compongono la Rete contatto, rappresentata per l’occasione da Laura De Poli. E allora la panchina diventa un simbolo “per dire che anche noi siamo e dobbiamo essere sempre pronti per fare la nostra parte” ha chiarito il direttore socio sanitario di Asst Diego Maltagliati.

Della panchina posizionata al monoblocco, realizzata dagli utenti della Comunità riabilitativa ad alta assistenza e del centro diurno ed inaugurata alla presenza del direttore socio sanitario Diego Maltagliati, dell’assessore Emanuela Nichetti e della presidente dell’Associazione Donne contro la violenza Gianna Bianchetti, colpiscono le impronte bianche su sfondo rosso: raccontano il desiderio di essere accolti nella cura. Le parole impresse su una targa d’alluminio lo rendono palese: “toccami con cura, non farmi paura. Ho bisogno di amore e non di dolore”. Questo il pensiero condiviso, all’esito di un’attività di riflessione che ha portato gli utenti a scrivere parole e pensieri sul tema. Poi, guidati dal tecnico per la riabilitazione psichiatrica Valentina Monastra e dall’intera equipe della Comunità, coordinata da Nori Donarini ed Emanuela Schiavini, hanno dipinto la panchina. “Attraverso l’arteterapia – spiega Monastra in uno scritto – riescono ad emergere vissuti e sentimenti che spesso faticano ad arrivare alla verbalizzazione spontanea. Con questa attività è stata data a tutti, anche a chi mostra fatica nei movimenti fini, la possibilità di partecipare e fare attivamente”. E’ emerso forte e chiaro il tema “della fragilità, della sofferenza psichica, ed il bisogno forte di qualcuno che si relazioni “con cura” in modo attento e autentico. Lo hanno palesato parole, disegni e pensieri consultabili attraverso un qr code apposto sulla panchina stessa.

E’ un’esperienza che ha donato protagonismo e che ha inteso facilitare “l’integrazione della nostra realtà con il territorio e la società allargata: è proprio questa la mission dei servizi di salute mentale, al fine di restituire quotidianamente dignità alle persone impegnate in un percorso riabilitativo di cui ci prendiamo cura”. Con cura.

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