Cronaca

Per i suoi primi 20 anni
festa per l’Associazione Privitera

Da 20 anni a Crema e nel Cremasco è attiva in un ambito delicatissimo qual è il fine vita, garantendo un supporto concreto, operativo, discreto, quotidiano a chi si trova nella condizione di vivere gli ultimi mesi, settimane, giorni. È l’Associazione Cremasca Cure Palliative “Alfio Privitera”, aderente alla Federazione Italiana Cure Palliative, che ieri ha riunito volontari, famigliari di ex utenti dell’hospice, ma anche amministratori locali e imprenditori, nella splendida cornice di Villa san Michele di Ripalta Cremasca, per l’evento clou delle celebrazioni del ventennale dalla costituzione.

La prima parte della serata ha visto l’intervento di Giuliano Paolella, presidente dell’Associazione, che ha ringraziato la famiglia Privitera, ripercorrendo le tappe associative e descrivendo la rete delle cure palliative sul territorio. “L’associazione è il motore, ma ha più anime con il nucleo di volontari che opera presso l’hospice della Fondazione Benefattori Cremaschi ed il supporto fornito all’ospedale”. Paolella, aprendo la serata, dal titolo significativo “Amore volontario” ha evidenziato più volte il ruolo dei volontari, ma anche la presenza degli amministratori locali, dai sindaci di Ripalta Cremasca e Crema, ai vertici della Benefattori Cremaschi, ma anche di imprenditori di primo piano del territorio, mettendo al centro il “prendersi cura”.

Dopo l’intermezzo musicale curato da Paola Tezzon e Veronica Moruzzi al violino, Barbara Menghi alla viola e Nadia Villa al violoncello, spazio alla seconda parte della serata, che ha visto Walter Bruno, direttore della comunicazione del Gruppo Humanitas, dialogare con Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera ed ora presidente Vidas (Volontari Italiani Domiciliari per l’Assistenza ai Sofferenti).

Per il giornalista e scrittore, tra le ricchezze del paese, che rappresenta un ammortizzatore di tante altre tensioni c’è il privato sociale, una particolarità italiana che a livello di comunità esprime una coesione straordinaria che non sempre si trasferisce ai livelli superiori. “Una particolarità delle comunità – ha proseguito De Bortoli – che appartiene al bene comune, che a sua volta non è la sommatoria dei beni privati”. Alla domanda di Walter Bruno sul come tutti noi siamo usciti dalla pandemia, De Bortoli risponde che il risultato è inferiore rispetto alle attese: “C’è stato uno scontro tra due concezioni di libertà, quella individuale, e quella che si costruisce all’interno della comunità. Ci sono fratture nella società – osserva De Bortoli – nella definizione della cittadinanza consapevole, fatta di doveri e non solo di diritti. La pandemia ha rilanciato la centralità della salute, ma ci si deve porre l’interrogativo su chi paga. E qui tutti si devono sentire in dovere di contribuire”. Poi l’ex direttore del Corriere parla del tema della serata: “Ho scoperto in tarda età che associazioni come la vostra rappresentano uno scrigno di valori, ma anche di produttività, perché l’idea straordinaria del dare più vita ai momenti ultimi, è un modo per far sì che la società possa guardare ciò che è, con occhi diversi e si possano trasmettere valori e testimonianze”.

Non è mancato uno sguardo al futuro, quindi ai giovani: “È necessario far partecipare i giovani, trasmettere loro l’idea che sono importanti e sono cittadini di questo paese. Io sono figlio del 68 – ha concluso De Bortoli – preferisco il conflitto all’indifferenza”.

In chiusura, le immagini e le parole nel toccante video contenente una selezione dei messaggi lasciati sul “libro dei ricordi dell’hospice” dai parenti di chi non c’è più, ma ha vissuto gli ultimi giorni con il supporto dei volontari dell’associazione.

Lunga vita all’associazione Privitera.

Ilario Grazioso

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...