Cronaca
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Via le scuole con meno di 900 iscritti
In provincia rischiano 16 istituti

Si torna a parlare di dimensionamento scolastico dopo la proposta inserita nella Legge di Bilancio, di innalzare a 900- 1000 il numero minimo di studenti per poter istituire un’autonomia scolastica al posto degli attuali 400 – 600. Una proposta che trae la ragion d’essere dal calo demografico: nell’arco di 1o anni in Lombardia sono previsti 226mila ragazzi in meno in età scolare secondo i dati pubblicati dal Miur, e precisamente da poco più di 1 milione e 450mila ragazzi a 1 milione 224mila. Peraltro, ha spiegato il ministro Valditara, “l’intervento normativo di riforma del sistema di dimensionamento della rete scolastica nazionale discende da una stringente indicazione europea, nell’ambito delle misure del PNRR, che mira ad adeguare la rete scolastica all’andamento anagrafico della popolazione studentesca”.

In provincia di Cremona sono 16, su 43, gli istituti scolastici con meno di 900 iscritti secondo il piano di dimensionamento approvato in Provincia e recepito dalla Regione tra ottobre e novembre Si tratta soprattutto di istituti comprensivi, come il Diotti di Casalmaggiore che conta 741 iscritti; o quello di Castelverde, 725 o ancora di Montodine, 692.
Ma ci sono anche istituti superiori, ad esempio il Classico Manin che conta 806 iscritti o l’agrario Stanga che ne ha 846 o ancora l’istituto Stradivari, con 795 iscritti; ma anche l’istituto tecnico Ghisleri Beltrami, che soltanto pochi anni fa aveva accorpato anche il Vacchelli.

SCUOLE CON MENO DI 900 ISCRITTI

IC Diotti Casalmaggiore 741
IC Montodine 692
IC Castelverde 725
IC Casalbuttano 607
IC Soncino 623
IC Piadena 748
IC Sospiro 720
IC Casalmaggiore 803
IC Rivolta d’Adda 885
IC Cremona TRE 765
IC Crema DUE 813
Istituto Romani Casalmaggiore 887
Istituto Stanga Cremona 846
Istituto Ghisleri Beltrami Cremona 729
Istituto Stradivari Cremona 795
Liceo Manin Cremona 806

Se nulla cambierà nella demografia provinciale dunque, potrebbe esserci nei prossimi anni una nuova mappatura delle scuole, dopo la rivoluzione che ha portato alla nascita non indolore, degli istituti comprensivi, al posto delle vecchie scuole primarie e medie. Scopo finale del provvedimento è quello di risparmiare sugli organici dei dirigenti scolastici e dei dirigenti amministrativi, molti dei quali stanno già lavorando a scavalco su più scuole.

“La scuola cremonese ha già dato molto in termini di razionalizzazione”, spiega il dirigente dell’Aselli Alberto Ferrari. Basti pensare al caso del Ghisleri Beltrami, che ha assorbito anche il Vacchelli, portando alla sparizione di due autonomie scolastiche. Credo che il problema di perdita di autonomia si porrà soprattutto in altre regioni d’Italia”.

Però tanti istituti comprensivi anche da noi sono di poco superiori a 600 studenti, prendiamo ad esempio Castelverde o Casalbuttano: “In effetti, se è una ricchezza avere la scuola in paese, è anche vero che occorre capire se valga la pena mantenere una struttura scolastica, penso ad esempio a una scuola materna, con 20 bambini. Scuole troppo piccole possono non avere molto senso. Il calo demografico è innegabile”.

“La norma da noi proposta – ha dichiarato il ministro Valditara non prevede chiusure di plessi scolastici, ma l’efficientamento della presenza della dirigenza sul territorio, eliminando l’abuso della misura della ‘reggenza’, vero deficit organizzativo che abbiamo ereditato. Tra l’altro, la misura da noi voluta genera dei risparmi, che abbiamo ottenuto rimangano a beneficio del mondo della scuola e in particolare dei dirigenti scolastici”. gbiagi

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