Cronaca

Mafia, Cremona avamposto
fondamentale per le cosche cutresi

Negli anni recenti la provincia di Cremona  rappresenta sempre più un avamposto fondamentale in Lombardia per le cosche cutresi. A renderlo noto è il Monitoraggio della presenza mafiosa in Lombardia, realizzato dall’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano e da Polis Lombardia. Il documento è stat presentato nell’ambito della Commissione speciale Antimafia, in Regione.

Secondo il documento, “dagli anni Duemila la presenza ‘ndranghetista (in provincia di Cremona, ndr) riguarda quindi, soprattutto, i clan crotonesi, in particolare quello riconducibile a Nicolino Grande Aracri”. Per quanto riguarda, invece, le altre organizzazioni criminali di stampo mafioso, “si segnala la presenza di Cosa nostra, soprattutto nel cremasco, e alcuni affiliati di alcuni clan di camorra, attivi in particolare in attività di riciclaggio di proventi illeciti”.

Entrando nel dettaglio delle operazioni di polizia analizzate dal report, viene segnalata quella che nel novembre 2020 ha portato alla “confisca di beni del valore complessivo di diciassette milioni di euro ai danni di soggetti ritenuti appartenenti alla ‘ndrina capeggiata dal boss Grande Aracri”. L’inchiesta denominata Demetra, “ha fatto emergere ancora una volta gli interessi delle ‘ndrine crotonesi nell’area, per ora circoscritta, della Lombardia orientale”.

Venendo a fatti ancora più recenti, “nel gennaio 2022 sono state sequestrate cinque società con i relativi compendi aziendali, sei immobili, due auto e numerosi rapporti bancari ad un imprenditore edile, S.C., originario di Cutro, ma residente a Cremona, e secondo i collaboratori di giustizia “appartenente alla ‘ndrangheta sin dalla metà degli anni Novanta””.

Alle operazioni di riciclaggio “le ‘ndrine locali affiancano costantemente attività criminali come il traffico di stupefacenti, le estorsioni, i frequenti episodi di usura e il controllo di una parte della filiera legata all’edilizia” si legge ancora nel report. Dagli arresti degli ultimi anni è emerso inoltre un cambio generazionale delle cosche, che ha consentito di mantenere il controllo del territorio, “grazie ad affiliati interni alle famiglie originarie di Cutro e Isola di Capo Rizzuto”.

E’ proprio di queste zone un commercialista residente nel Cremasco, noto alle forze dell’ordine “per i suoi rapporti collaborativi con esponenti della criminalità organizzata sia siciliana, sia calabrese, ai quali offriva soluzioni per coprire e reimpiegare capitali illeciti accumulati attraverso estorsioni e reati fiscali, con la copertura di società cooperative attive nel terziario”. L’uomo, R.C., è al centro dell’operazione Cash Away, che riguarda un’associazione a delinquere transnazionale, attiva nel capoluogo regionale ma con ramificazioni nelle province di Cremona e Brescia nonché in diversi Paesi europei ed extracomunitari.

Una figura chiave è quella di Salvatore Muto, braccio destro e autista del ‘luogotenente’ di Nicolino Grande Aracri per la provincia di Cremona, Francesco Lamanna, che dall’ottobre 2017 ha intrapreso il percorso di collaboratore di giustizia. Secondo il report, “Muto ha incominciato a raccontare episodi che lo hanno riguardato in prima persona e che risultano di fondamentale importanza per ricostruire storicamente il radicamento delle ‘ndrine crotonesi nella zona sudorientale della Lombardia” scrivono i relatori. In particolare, la strategia messa a punto da Lamanna verso la popolazione cremonese: “una specie di “captatio benevolentiae” per creare solidi legami sociali, celare le attività criminose e promuovere il buon nome della Calabria nel territorio di ‘conquista’”.

Ma non c’è solo la ‘Ndrangheta ad aver preso di mira il territorio cremonese: nell’ultimo quadriennio, secondo il report, si segnala nella provincia di Cremona “anche la presenza di alcuni clan di Cosa nostra: dagli investimenti compiuti dalla famiglia Mangano, all’arresto a Rivolta d’Adda, nel 2019, di un pluripregiudicato cinquantacinquenne, originario di Vizzini (CT) e contiguo al clan Nardo di Lentini (SR), condannato a dodici anni di reclusione per associazione di tipo mafioso, traffico di armi e stupefacenti, reati commessi nelle province di Catania e Siracusa”.

Un peso non da poco nelle attività della malavita a livello locale lo ha il traffico di rifiuti. Lo dimostrano i numerosi casi di incendio di depositi di stoccaggio rifiuti, alcuni di notevoli dimensioni, verificatisi nell’ultimo quinquennio. “Ad essere interessati risultano anche depositi di rottami ferrosi, rifiuti industriali, carta da macero, autodemolizioni e ditte di autotrasporto” si legge nel Monitoraggio. A ciò si aggiungono alcune inchieste in materia di rifiuti tossici e pericolosi, riguardanti in particolare la provincia di Brescia, di Mantova e soprattutto Cremona, come dimostra l’indagine Similargilla-.  Mentre nel maggio 2021 i Carabinieri Forestali di Brescia hanno eseguito provvedimenti di sequestro di beni nei confronti di quindici soggetti indagati per traffico di rifiuti e reati ambientali. L’indagine ha messo in luce una estesa attività illecita di smaltimento di rifiuti pericolosi su aree agricole.

Infine, non manca neppure la criminalità organizzata di matrice straniera: in provincia di Cremona “si riscontra la presenza di clan di origine albanese e nordafricana, attivi soprattutto nel business criminale degli stupefacenti e, in misura minore, in quelli dell’immigrazione clandestina e della tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione”.

Laura Bosio

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