Cultura
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Una sala per Carlo Sforza Francia
nella Fondazione San Domenico

Un maestro degno di questo nome e poi un appassionato di musica, un musicologo, un botanico, un filologo. Questo in pochissime parole era il conte Carlo Sforza Francia, cui da oggi presso i locali della Fondazione san Domenico è dedicata una sala. All’interno il “suo” prezioso organo Tamburini costruito nel 1960 sarà messo a disposizione degli alunni dei corsi dell’istituto civico Luigi Folcioni. “Sono molto felice di inaugurare oggi questo spazio ed intitolarlo al conte Sforza Francia – ha detto il presidente della Fondazione san Domenico Giuseppe Strada. Lo strumento che verrà messo a disposizione degli studenti è un unicum che la Fondazione è lieta d’accogliere con infiniti ringraziamenti alla famiglia”.

Concesso in comodato d’uso, l’organo Tamburini ha riempito di note e bellezza i chiostri della fondazione. Grazie al talento degli allievi Riccardo Dolci, Francesco Vailati ed Alberto Innocente e ai maestri Francesco Zuvadelli, Marco Marasco e Alessandro Lupo Pasini. Da Bach a Paradisi, da Pachelbel a Daquin per circa un’ora di buonissima musica. In memoria di un grande musicista, ricordato anche dalla famiglia. Per Ginevra Terni De Gregori “è bello pensarlo oggi qui con noi. Pensare che questa musica con il suo organo sia anche un po’ sua. Questa cerimonia era stata pensata per lui, ma ci ha lasciato pochi giorni fa, quasi centenario”.

Il suo nome spicca chiaramente all’ingresso: “sala Carlo Sforza Francia”, recita la targa. Un cremasco d’adozione che merita di essere ricordato. È ancora Ginevra a tracciar le tappe principali della sua biografia: “diplomatosi in pianoforte, contrappunto e organo, divenne musicologo e musicista noto per aver ricercato e riscoperto musiche inedite del ‘600-‘700, trascrivendole ed elaborandone il basso continuo per l’organo, ricostruendone la parte mancante, presentandole così nella veste originale. Nel 1956 fondò l’Estro Concertante formazione stabile per archi obbligati e organo- il cui prezioso repertorio consisteva nelle inedite Sonate e Sinfonie da chiesa del tardo Seicento eseguite nella veste originale e il cui basso per organo era stato da lui ricreato.

E poi le tournée nei principali paesi d’Europa e quel desiderio sempre vivo d’imparare. Lo ricorda anche il direttore dell’istituto Folcioni Alessandro Lupo Pasini: “L’ho conosciuto tanti anni fa da studente al Folcioni, era raffinato, elegante e rigoroso. Poi mi aveva cercato per iscriversi alle lezioni di piano, “per far andare di nuovo le mani. Era un uomo innamorato della musica e del bello”.

Quanto all’organo, che, per usare le parole del consigliere comunale Debora Soccini, “ben si inserisce in una tradizione importante del nostro territorio: quella dell’arte organaria”, è uno strumento unico perché può essere trasportato e montato in circa due ore. La consolle è munita di ruote orientabili ed è collegata al corpo d’organo ed al centralino mediante un cavo di tipo telefonico racchiuso in una apposita guaina di protezione. “Poter viaggiare con il proprio strumento era un privilegio, soprattutto tenuto conto che si trattava di un organo” spiega Ginevra. Ora questo stesso strumento potrà risuonare nei locali della fondazione e aiutare i giovani: “per tutti noi – ha concluso Strada – un grande dono ed una grande opportunità. Oltre che un grande onore, in ricordo di un grande musicista. Grazie di cuore”.

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