Cronaca
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Estorsione: l'Appello condanna
a 7 anni l'avvocato Branchi

Il tribunale di Brescia

La Corte d’Appello di Brescia presieduta dal giudice Claudio Mazza ha ridotto la pena di un mese per l’assoluzione da un capo di imputazione, e ha condannato l’avvocato cremasco Angelo Branchi a 7 anni di reclusione per l’accusa di estorsione tentata e consumata. Il 3 marzo del 2020 il tribunale di Cremona aveva condannato l’imputato a 7 anni e un mese. Branchi, per il quale il procuratore generale Rita Caccamo aveva chiesto la conferma della pena di primo grado, era rimasto coinvolto in un’inchiesta portata a termine nel 2016 dalla guardia di finanza insieme all’artigiano Antonio Silvani, dal 1984 al 2004 titolare, a Chieve, della ‘Silvani Antonio srl’, impresa di serramenti, infissi e porte blindate.

A Silvani, condannato in primo grado a 5 anni e 3 mesi, l’Appello aveva ridotto la condanna a 4 anni e 10 mesi per episodi di estorsione, alcuni consumati, altri tentati, e di reati tributari.

Per gli investigatori, dal 2000, i due avevano messo in piedi un “sistema estorsivo sistematico” ai danni di clienti che avevano pagato due volte i lavori. Per Branchi, che dovrà risarcire tutte le parti civili con una provvisionale di 5000 euro per ogni singolo, in primo grado il pm Francesco Messina aveva chiesto l’assoluzione, sostenendo che non ci fosse prova della ‘malafede’ del legale.

Per gli inquirenti, il ‘meccanismo estorsivo’ di Silvani era stato ideato proprio in concorso con l’avvocato Branchi che seguiva le cause. Il ‘modus operandi’ era sempre uguale, e cioè quello di sollecitare anni dopo ai vecchi clienti il pagamento di fatture mai a suo tempo emesse e per le quali Silvani aveva peraltro già ottenuto il pagamento, arrivando a minacciare di trascinarli in giudizio attraverso l’emissione di decreti ingiuntivi. Gli investigatori ritengono contasse sul fatto che a distanza di dieci anni (periodo oltre il quale gli istituti di credito non conservano più la documentazione delle operazioni bancarie) e, soprattutto, a causa dell’utilizzo di somme in contanti, i clienti non fossero in grado di dimostrare di aver già pagato i serramenti acquistati.

C’era chi, pur avendo pagato, si era trovato di fronte l’ufficiale giudiziario che aveva portato via quadri di valore, chi si era visto pignorare il conto bancario, chi era rimasto sorpreso dall’ingiunzione di pagamento, pensando ad un errore, e chi si era sentito male. In molti avevano dovuto affrontare una causa civile, “passando per persone non corrette e cattive pagatrici”, avevano detto a processo i legali delle 14 persone parti civili e parti offese, e nessuno, dalle testimonianze ascoltate, era mai riuscito a parlare direttamente con l’avvocato Branchi.

“Dall’esame dei testi”, secondo gli avvocati di parte civile, “è stata dimostrata la responsabilità di Branchi. Il fatturato dello studio era costituito almeno dall’80% dal lavoro portato da Silvani che non aveva le capacità tecniche per inventarsi un sistema di questo genere. Qui ci sono chiari elementi di partecipazione concorsuale dell’avvocato Branchi”.

I legali avevano ricordato le telefonate e le lamentele arrivate allo studio legale di persone che dicevano di aver già pagato. “Ne arriva una, ne arrivano due, ne arrivano tre, a quel punto l’avvocato deve chiedere pure delle spiegazioni. Doveva capire che c’era qualcosa che non andava, e invece non ha mai risposto e andava avanti a fare decreti ingiuntivi, anche nei confronti di chi aveva presentato i documenti che attestavano l’avvenuto pagamento. E’ vero che aveva tanti collaboratori e che il lavoro veniva distribuito, ma comunque arrivava tutto a lui e lui era il responsabile. Ai colleghi consegnava solo l’atto da compilare. C’è la prova evidente della sua malafede e della sua grandissima compartecipazione”.

L’imputato era difeso dagli avvocati Marcello Lattari e Roberto Guareschi, secondo i quali Branchi aveva agito “esclusivamente sulla scorta della documentazione che Silvani gli portava. Non è emerso alcun elemento sulla consapevolezza di Branchi circa le presunte duplicazioni di credito da parte di Silvani”. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 60 giorni. “Ci riserviamo la lettura dei motivi”, hanno commentato i due legali, “per proporre ricorso in Cassazione, che francamente si impone”.

Sara Pizzorni

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