Cronaca
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Inaugurato a Crema l’anno
accademico dei Seminari

L’augurio che “il nuovo anno accademico sia benedetto dal Signore e accompagnato dallo Spirito Santo” è quello che il vescovo di Crema, mons. Daniele Gianotti, ha rivolto a formatori del Seminario, insegnanti e seminaristi lo venerdì 24 settembre nella cattedrale di Crema a conclusione della celebrazione eucaristica di inaugurazione dell’anno accademico.

Già da lunedì 20 settembre le classi dello studentato teologico, dalla propedeutica al sesto anno, dei seminari di Crema, Cremona, Lodi, Pavia e Vigevano si sono ritrovate in presenza, con le dovute cautele a causa della pandemia, nelle aule del seminario di Lodi per riprendere gli studi. L’inizio ufficiale, poi, è stato dato con la celebrazione eucaristica al termine della prima settimana di studio.

Quest’anno i vescovi delle cinque diocesi lombarde, mons. Gianotti, mons. Napolioni, mons. Malvestiti, mons. Sanguineti e mons. Gervasoni, diversamente dagli scorsi anni, hanno scelto di unirsi alla celebrazione eucaristica feriale della comunità della cattedrale di Crema per sottolineare maggiormente la dimensione comunitaria e la prospettiva pastorale che hanno la vita del seminario e anche lo studio che lì si svolge.

Uno studio, come ha sottolineato mons. Gianotti durante l’omelia, che deve “essere attento e appassionato, che cerchi, chieda, bussi nell’attesa di una risposta; uno studio che induca a porsi delle domande non animate da una curiosità fine a se stessa, o sopito e distratto, ma che provochi, che spinga gli studenti, ma anche gli insegnanti e i vescovi, a mettersi in questione”. Allo Spirito che è stato invocato in modo particolare durante questa celebrazione è stata “chiesta la grazia di suscitare domande che aprano mente e cuore in chi studia, in chi insegna, in chi ha il compito di guidare e formare e in chi vive la comunità”.

Non è mancato il pensiero rivolto alla comunità presente in Cattedrale che non vive direttamente il Seminario ma che “è parte della Chiesa”: un invito per ogni fedele “ad essere comunità orante, che non si limiti alla dimensione personale della vita di fede ma che sappia interrogarsi all’interno della comunità, che sappia interrogare la comunità e che insieme ad essa sappia seguire la luce del Signore che indica la via”.

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