Cronaca
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Indagine congiunturale,
Auricchio: "La ripresa è in atto"

“La ripresa è in atto e si sta consolidando anche per le nostre imprese manifatturiere sia rispetto al 2020 sia rispetto ai dati medi del 2019″ lo conferma Gian Domenico Auricchio, Commissario straordinario della Camera di Commercio di Cremona, commentando i dati forniti da Unioncamere. “Permangono alcune criticità per le imprese artigiane che esportano meno e quindi non riescono ancora ad agganciare l’incremento degli ordini che si registra a livello mondiale.

La situazione rimane però molto delicata sia per le tensioni nei prezzi delle materie prime sia per la situazione sanitaria che continua a presentare criticità. Per questo ritengo che ribadire a livello locale l’invito a vaccinarsi formulato dal Presidente Draghi sia fondamentale. Ci sono le condizioni perché l’incremento della produzione possa condizionare positivamente anche l’occupazione, ma è necessario che la pandemia venga superata. Per questo ritengo che il vaccino, oltre che una tutela personale, sia l’unica arma a nostra disposizione per uscire finalmente da questa crisi”.

L’indagine congiunturale condotta trimestralmente da Unioncamere Lombardia in collaborazione con l’Associazione Industriali, Confartigianato e CNA, che coinvolge ogni trimestre due campioni distinti di aziende manifatturiere, industriali e artigiane, ha interessato complessivamente 140 imprese cremonesi appartenenti a tutte le principali attività del comparto manifatturiero, suddivise in 58 imprese industriali e 82 artigiane.

La produzione manifatturiera cremonese – In sintesi, l’indagine del secondo trimestre 2021 rileva una situazione del comparto industriale provinciale che cresce ancora rispetto al periodo gennaio-marzo, soprattutto in termini di ordini, i quali crescono congiunturalmente ben al di sopra del 20%. In ottica tendenziale, la dimensione della crescita è condizionata dal confronto puntuale col dato del periodo peggiore della pandemia, ma i dati attuali delle principali variabili sono ampiamente superiori anche rispetto ai dati medi del 2019.

A livello congiunturale, si conferma un complessivo proseguimento del recupero, ma con tassi molto sbilanciati tra i vari indicatori. Infatti, a fronte di una produzione quasi ferma (+0,6%), si rileva un’evidente crescita del fatturato (+4,1%), dovuta anche agli aumenti dei prezzi di vendita, ed una vera e propria “esplosione” degli ordini che segnano un +24% complessivo, al quale contribuisce maggiormente il mercato estero (+28,4%), ma anche sul versante interno la crescita supera i venti punti percentuali.
La vivacità congiunturale dell’industria cremonese determina anche un aumento del numero degli addetti (+0,5%), dopo un anno e mezzo di ininterrotta discesa.

Continua anche il lento rientro dei ricorsi alla gestione ordinaria della Cassa Integrazione Guadagni, a cui ha fatto ricorso il 13,8% delle imprese, contro il 15,6% della precedente rilevazione, così come scendono dallo 0,5% allo 0,3% del monte ore complessivo le ore utilizzate, che costituiscono ancora una volta il dato di gran lunga più basso in Lombardia, dove la media si attesta sul 2,5%. Il trend è confermato anche dai dati Inps sulle ore autorizzate che vedono un ulteriore crollo del 75% rispetto al primo trimestre dell’anno.

Sul versante dei prezzi pesano ancora le tensioni evidenziate a livello internazionale dalle materie prime. Con dati allineati a quelli lombardi, si stima infatti una crescita trimestrale del 9,5% dei prezzi delle materie prime, e tale incremento viene solo in parte assorbito dal sistema imprenditoriale, visto che, a valle, si riflette nel +6,3% rilevato relativamente ai prodotti finiti.
Il confronto congiunturale con la Lombardia e l’Italia evidenzia una sostanziale uniformità di andamento della provincia di Cremona (+0,6%) con l’intera nazione riguardo alla produzione, mentre la Lombardia evidenzia una decisa ripresa dell’attività produttiva (+3,7%) che porta l’indice a superare i livelli del periodo pre-crisi.

Il quadro provinciale tendenziale, condizionato dal confronto con un secondo trimestre 2020 pesantemente compromesso dalle conseguenze sul piano economico della pandemia, è ovviamente dominato da variazioni ampiamente positive, dalle quali si distingue solo l’andamento dell’occupazione (-0,2%). La produzione cresce di oltre sedici punti percentuali, il fatturato del 26% e per gli ordini, sia interni che esteri, viene rilevato un aumento addirittura superiore al 45%.
Nel complesso della Lombardia, il cui comparto industriale aveva maggiormente sofferto delle chiusure imposte rispetto all’ambito cremonese, l’effetto rimbalzo è ancora più evidente con la produzione che cresce del 32,5%, e fatturato e ordinativi con variazioni superiori al 40%.

Dal punto di vista strutturale, le imprese che dichiarano una produzione accresciuta rispetto a quella di dodici mesi prima costituiscono la maggioranza assoluta, oltre il 70%, quasi dimezzata rispetto al trimestre precedente si rileva invece la quota delle imprese ancora in crisi (16%).

Le variazioni ampiamente positive degli indicatori provinciali nei confronti della loro media rilevata nell’anno 2019, cioè di un periodo non ancora segnato dagli effetti della pandemia, attestano il pieno recupero del gap accumulato durante i trimestri di crisi. Occupazione a parte, per la quale permane un segno negativo (-0,5%), la produzione, il fatturato, e gli ordini interni sono allineati su una variazione positiva attorno ai quindici punti percentuali, mentre per la domanda estera il salto in avanti rispetto al periodo pre-Covid arriva al 44%. Tra le province lombarde, solo tre presentano variazioni sul 2019 ancora negative (Como, Varese, e Pavia), mentre Cremona, ampiamente al di sopra della media regionale, si colloca appena al di sotto dei due territori che presentano le performance migliori, con variazioni superiori al 18%, vale a dire Sondrio e Mantova.

Per l’artigianato produttivo, il quadro rilevato nel periodo in esame si conferma in maggiore difficoltà rispetto all’industria, anche a causa della ridotta capacità del comparto di esportare e , quindi, di agganciare la ripresa mondiale. Su base trimestrale infatti, la produzione artigiana al netto degli effetti stagionali (-0,9%) è alla terza flessione consecutiva, trascinando con sé anche il fatturato (-1,3%) che non riesce a beneficiare dell’aumento dei prezzi di vendita. In calo è anche il numero degli addetti (-1,2%), mentre è stimato in recupero congiunturale (+1,7%) il livello degli ordinativi, facendo sperare in una ripresa produttiva nel breve termine.

A livello tendenziale, il recupero è invece di notevole entità:s +13% gli ordini, +19% del fatturato, +16% stimato la produzione. Del tutto svincolato dal trend manifestato dalle altre variabili è il numero degli addetti che è invece rilevato in calo (-2%) anche in ottica tendenziale.
Se si estende il confronto alla media del 2019, il quadro complessivo appare molto diverso da quello rilevato per il comparto industriale. Solo la produzione presenta un segno positivo (+3%), il fatturato è stabile (-0,1%), ma per gli ordini e l’occupazione si stima ancora un gap da recuperare attorno ai quattro punti percentuali.

Le aspettative per il prossimo trimestre degli imprenditori industriali sono in ulteriore miglioramento rispetto a quelle espresse tre mesi fa: dopo tutto il 2020 nell’area negativa, si conferma, ampliandosi, la maggioranza degli ottimisti, sia riguardo agli ordini attesi che all’andamento della produzione. Le attese della maggioranza assoluta degli imprenditori industriali, con punte vicine all’80% per quanto riguarda l’occupazione, sono comunque improntate alla stabilità per tutti i principali indicatori.

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