Cronaca
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Parco Serio, asta per acquisizione
area ex cava Alberti

Arriva il via libera dai comuni e dalle province di Bergamo e Cremona

Ieri sera i comuni facenti parte del Parco Regionale del Serio ed i rappresentanti delle province di Bergamo e Cremona riuniti presso la sala del centro civico di Morengo, per l’indisponibilità della sede di Romano di Lombardia, hanno ufficialmente dato il via libera per la partecipazione dell’Ente all’asta che si terrà a fine mese, per l’acquisizione al patrimonio del Parco, dell’area dell’ex cava Alberti, a seguito della procedura fallimentare che interessa la stessa storica azienda cremasca.

Nel corso della riunione, il presidente Basilio Monaci ha sottolineato lo scopo dell’operazione, che si propone di non speculare, ma di risanare e rinaturalizzare l’area che, qualora si riuscisse nell’intento di acquisirla al patrimonio del Parco, nei prossimi anni potrebbe portare al compimento di una grande opera, restituendola ai cittadini cremaschi, come vero e proprio polmone verde.

Un’area molto vasta, di circa 40 ettari (o 600 pertiche, come ama dire il presidente Monaci), al cui interno vi sono 2 laghetti frutto dell’attività di escavazione portata avanti negli anni, che raggiungono profondità di circa venti metri e che costituiscono più della metà dell’intera area, ma anche fabbricati e attrezzature, ormai abbandonati dopo il fallimento dell’ex cava Alberti e proprio per questo, alla mercè di vandalismi negli ultimi anni.

Non nasconde la sua soddisfazione il presidente Basilio Monaci, dopo il mandato ricevuto dalla Comunità del Parco: “Sono contentissimo perché all’unanimità tutti ci hanno consegnato il mandato per partecipare all’asta della cava Alberti, speriamo di riuscire ad acquistarla, per ridonarla ai cittadini cremaschi. Se riusciamo ad acquisirla – prosegue il presidente – avendo noi il sito, si potrà cominciare a progettare chiedendo i necessari finanziamenti regionali per poter intervenire”. Certo, ci vorrà del tempo, precisa il presidente Monaci, perché per rinaturalizzare e sistemare l’area occorreranno dai 3 a 5 anni di lavori, volendo provare a fare una stima. “In futuro, si potrebbero fare tante cose, per restituire l’area alla fruizione dei cittadini”, conclude il presidente, ma il primo passo è l’acquisizione dell’area.

La direttrice del Parco, Laura Comandulli ha relazionato sugli aspetti tecnici e sulle normative che interessano l’area, qualificata come zona degradata da recuperare, proiettando anche documentazione fotografica area, che dimostra le condizioni attuali dei luoghi, i quali dopo gli anni di inattività della cava, iniziano a mostrare pian piano la riapparizione del verde della vegetazione.

“Si tratta di un’area interessante rispetto alla posizione complessiva che occupa – ha detto l’architetto Comandulli – tra zone boscate, riserve naturali e aree che il Parco nel corso degli anni ha riqualificato, in territorio di Pianengo e Crema, strategica perché garantisce una continuità delle zone di riqualificazione ambientale vicine al fiume”.

Diversi gli interventi dei rappresentanti dei comuni facenti parte del Parco del Serio, i quali hanno evidenziato i risvolti positivi dal punto di vista ambientale, nel caso in cui l’asta di fine mese dovesse andare a buon fine. Il Parco deve fare il possibile per acquisire l’area perché questo rappresenterebbe un vero segnale politico che va nella direzione della tutela ambientale, ha sottolineato nel suo intervento il presidente della provincia di Bergamo Gianfranco Gafforelli, in passato già presidente del Parco del Serio. Sulla stessa lunghezza d’onda la provincia di Cremona, rappresentata dal sindaco di Pianengo, Ernesto Barbaglio.

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