Cronaca
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Pasini dal gup, la sorella di
Sabrina: "Voglio vederlo in faccia"

E’ iniziata alle 13 in tribunale l’udienza preliminare nei confronti di Alessandro Pasini, 46 anni, accusato dell’omicidio dell’amica Sabrina Beccalli, la 39enne bruciata a Ferragosto del 2020 nella sua Fiat Panda nelle campagne di Vergonzana. Pasini, per il quale la procura ha chiesto il rinvio a giudizio, deve rispondere di  omicidio volontario, incendio con pericolo per l’incolumità pubblica, distruzione di cadavere e crollo di edificio.

L’imputato è arrivato a Palazzo di Giustizia dal carcere di Monza. Il suo legale, l’avvocato Paolo Sperolini, è intenzionato a chiedere il rito abbreviato. La famiglia di Sabrina, invece, si costituirà parte civile attraverso l’avvocato Antonino Andronico. “Voglio vederlo in faccia”, ha detto, disperata, Simona, una delle sorelle di Sabrina, riferendosi all’imputato che stava per scendere dal mezzo della penitenziaria per raggiungere l’aula.

I fratelli di Sabrina

Nella notte tra il 14 e il 15 agosto del 2020 Sabrina e Alessandro si erano incontrati nella casa della ex compagna di Pasini per consumare droga. Nell’abitazione di via Porto Franco, a detta di Pasini, che ha solo ammesso di aver bruciato il cadavere, Sabrina sarebbe morta per una overdose e non per mano sua.

Per la procura, invece, il 46enne aveva condotto Sabrina in quell’appartamento per avere rapporti sessuali. Dopodichè, in seguito ad una lite, lui ne aveva provocato la morte “con modalità violente”. In seguito il presunto omicida aveva caricato sulla Fiat Panda il cadavere della vittima, dando fuoco all’automobile per occultare le tracce del delitto. Sempre con l’intento di cancellare le tracce, aveva anche cercato di far saltare in aria l’appartamento di via Porto Franco, tagliando il tubo di conduzione del gas della caldaia, provocando un incendio e causando pericolo per la pubblica incolumità.

Dalle condizioni dei resti di Sabrina Beccalli, non è stato possibile accertare con esattezza dinamica e cause della morte. Nella perizia del pool di esperti del medico legale Cristina Cattaneo è stato accertato che Sabrina, poche ore di prima di morire, aveva assunto cocaina, ma non è stato possibile stabilire in che quantità. La donna, è stato accertato dai periti, faceva uso abituale di sostanze stupefacenti e di antidepressivi. Un particolare importante è il fatto che gli esperti hanno accertato la presenza di un trauma meccanico alla mandibola e alla mascella laterale destra di natura contusiva. Gli esperti ipotizzano che la combinazione delle due fratture al cranio, unita alla presenza di microfocolai emorragici cerebrali, potrebbe addebitarsi ad un trauma al capo subito poco prima della morte.

C’è comunque da sottolineare che il team della Cattaneo ha potuto lavorare solo sul 32% dell’intero corpo,  bruciato, come accertato dall’esame antropologico sui resti, all’interno della macchina in posizione supina. Il resto era stato gettato nella discarica perchè scambiato per la carcassa di un cane. All’analisi, dunque, mancava gran parte del corpo e anche dello scheletro, cosa che ha impedito di poter ricostruire un quadro preciso sulle cause della morte.

Sara Pizzorni

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