Ambiente
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Parco del Serio: il "Meandro
Verde" prende forma

Nei mesi scorsi avevamo scritto del progetto ‘Meandro Verde’, che arricchirà il territorio cremasco di 5 mila alberi, nell’ambito di “Arco Blu  ricostruzione del Capitale Naturale nella bassa pianura bergamasca e nell’alto cremasco”, che vede la partecipazione di diversi soggetti, con il Parco del Serio capofila: Università di Bergamo, Legambiente Lombardia, Parco Oglio Nord, Consorzio DUNAS, diversi comuni, a cui va aggiunto il sostegno di Fondazione Cariplo e Regione Lombardia. Terminate le opere preliminari e propedeutiche, i tracciamenti e le piantumazioni, come si può notare dall’immagine aerea, comincia a prendere forma il progetto, nell’area agricola incolta in un’ansa del fiume Serio, al confine tra il territorio di Crema e quello di Pianengo, che il Parco aveva acquisito dal Consorzio Agrario di Cremona.
Tutela e conservazione della biodiversità. Piante arboree (farnia, carpino bianco, acero campestre, frassino maggiore), arbusti (frangola, pallon di maggio, biancospino), al centro alberi ad alto fusto e un prato arbustato: queste le caratteristiche del Meandro Verde, che si pone l’ambizioso obiettivo di realizzare un’area ad elevata potenzialità naturalistica, funzionale alla tutela e conservazione della biodiversità. È il completamento di un altro pezzo di corridoio ecologico lungo l’asta del fiume – commenta il presidente Basilio Monaci – con il Parco che è sensibile verso questi temi, al fine di mettere in campo ogni azione possibile per contrastare gli effetti dei cambiamenti climatici”.
Manutenzioni e verifica nel 2022. “Sono partite le manutenzioni a cura della ditta che ha in carico per tre anni l’intervento. Ogni mese si procederà allo sfalcio dell’erba, all’irrigazione, alla sostituzione nel caso in cui qualche essenza dovesse presentare dei problemi – dice la direttrice Laura Comandulli – ed eventualmente nel periodo estivo, qualora le temperature dovessero renderlo necessario, le opere manutentive si intensificheranno”. A questo punto, occorrerà pazientare almeno un anno, per verificare efficacia dell’intervento e attecchimento delle piante: “Di solito occorre superare la stagione di riposo, da ottobre fino alla primavera prossima, per verificare con il risveglio vegetativo, quale sarà la situazione. Già in fase progettuale – conclude Comandulli – era stata considerata una certa percentuale di moria fisiologica, con un’importante previsione di densità di piante per ettaro, anche per questo motivo”.

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