Testimonianze dei donatori Avis
Crema in tempo di pandemia
Durante la pandemia, fortunatamente, le donazioni di sangue non si sono fermate: tanti donatori non si sono fatti scoraggiare e muniti di autocertificazione e mascherina, si sono presentati puntuali all’appuntamento periodico. L’Avis Crema ha raccolto qualche testimonianza dei soci, per capire come hanno vissuto questo particolare periodo.
La maggior parte dei donatori non ha temuto eventuali ripercussioni sulla propria salute; certa di trovarsi in un ambiente ben organizzato, al sicuro dal virus e con personale ligio al rispetto delle regole. In alcuni ha anche inciso il senso del dovere, soprattutto a fronte della situazione corrente, in cui c’è particolare bisogno delle donazioni. Non sono mancati
però pensieri di incertezza, come accaduto a Cristina: “Ho pensato di rimandare a data da destinarsi la donazione, ma solo perché temevo di andare e permanere in ospedale in un momento in cui la pandemia ha dato il peggio. Avendo però la fortuna di conoscere altri donatori, mi sono confrontata con loro. Mi hanno raccontato di essersi sentiti tranquilli e quindi, dopo essere stata contattata dai volontari e avere ricevuto le nuove indicazioni, ho deciso di donare. I miei amici donatori avevano ragione: mi sono sentita tranquilla anch’io grazie alla donazione su appuntamento. Nessun affollamento, l’utilizzo del percorso esterno per raggiungere il Centro, e la sempre dedita e attenta cura del personale”.
Massimo, donatore di plasma iperimmune, ha provato sulla propria pelle gli effetti di positività al Covid-19. Come ha vissuto l’aumento di frequenza per la richiesta delle donazioni di plasma iperimmune? “Essendo guarito dal Covid-19, non ho esitato a rendermi subito disponibile per aiutare le persone che, sfortunatamente, sono state colpite più duramente di me da questo maledetto virus. Avendo un elevato numero di anticorpi ho potuto effettuare quattro donazioni di plasma iperimmune nell’arco di due mesi circa, e ne sono pienamente soddisfatto.”
Il direttore del Centro Trasfusionale di Crema, dott. Marco Viti, ha fornito delle interessanti delucidazioni sul plasma iperimmune. Innanzitutto viene raccolto come in una normale raccolta di plasma e con una donazione si possono trattare ben tre persone. Il principio della sua efficacia consiste nell’infondere nel paziente gli anticorpi necessari a neutralizzare il
virus. Anticorpi che si sono sviluppati nell’organismo del donatore durante e dopo la malattia. Il dott. Viti aggiunge inoltre che la terapia può essere efficace quando è intrapresa entro i primi tre giorni dalla comparsa dei sintomi.
È anche importante notare che durante la pandemia le attività chirurgiche non urgenti, in cui c’è bisogno di sangue, sono state sospese. Ciò ha escluso un eventuale rischio di carenza nella quantità di sangue raccolto, a fronte dell’immutata possibilità di donare. In aggiunta il direttore sottolinea come la raccolta del plasma iperimmune abbia avvicinato nuove persone alla donazione periodica, anche tra il personale dell’ospedale.
Per quanto riguarda le possibilità di contagio, il dott. Viti ha dichiarato di aver percepito preoccupazione da parte di alcuni donatori. Aggiunge però che “ad oggi non ci sono evidenze scientifiche sulla trasmissione del virus mediante trasfusioni di
sangue ed emocomponenti”.