Cronaca

Violenza sulle donne: il report
2020 del Cav di Crema

Il profilo della maltrattata è quello di una donna italiana, tra i 38 e i 47 anni, coniugata e con figli, senza problematiche psico-fisiche. La sua scolarità è media superiore, un lavoro precario e un reddito medio/basso.

E’ stato diffuso il report 2020 del Centro Anti Violenza Cittadino che, nonostante la pandemia, ha proseguito i servizi offerti.  l’accoglienza e i servizi offerti dal CAV sono proseguiti. Lo scorso anno il Cav ha seguite 77 donne. Il colloquio si conferma l’intervento principale offerto dalle volontarie alle utenti. Quest’anno i colloqui si sono svolti sia in presenza che a distanza.

Il dato sulle tipologie di violenza

Un fenomeno, quello della violenza, che causa lockdown ha registrato un aumento nella casistica. Infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, il maltrattante è il parter. L’identikit lo inquadra di nazionalità italiana, con scolarità media inferiore e un lavoro a tempo indeterminato che gli garantisce un reddito medio/alto. La sua condizione  psico-fisica presenta spesso problemi, solitamente alcolismo o sostanze. “Tuttavia, non dobbiamo cascare nella falsa credenza che questi aspetti rappresentino la causa della violenza. Queste variabili sono, invece, dei fattori di rischio, cioè degli aggravanti che possono rendere la situazione più complessa”, spiegano dal Centro.

Il profilo della maltrattata è quello di una donna italiana, tra i 38 e i 47 anni, coniugata e con figli, senza problematiche psico-fisiche. La sua scolarità è media superiore, un lavoro precario e un reddito medio/basso. Molte donne hanno dichiarato di subire contemporaneamente maltrattamenti plurimi, ripetuti e da più di un anno.

Sono state 35, in totale, le denunce del 2020, 4 delle quali ritirate. “Questo è per noi un tema importante: la denuncia dovrebbe essere una scelta consapevole e voluta della donna, per essere davvero utile al percorso di uscita dalla violenza”.

Il fenomeno riguarda anche i figli di 62 donne: 116, dei quali 76 sono minori. 44 maltrattate hanno riferito violenza assistita per i figli e 14 violenza diretta.

L’associazione incoraggia il fatto che sia la donna a mettersi in contatto con il Centro perché “rappresenta un indicatore di motivazione all’uscita dalla violenza. Tuttavia è interessante osservare il canale di informazione con cui le donne vengono indirizzate al centro”. In particolare la “spinta” proviene da altri attori della rete (avvocati, psicologi, associazioni…), così come dalle forze dell’ordine e dal pronto soccorso. “Questo potrebbe confermare una maggiore attenzione, sensibilità e informazione riguardo al problema. Con la possibilità, così, di individuare situazioni di rischio, anche da parte di altri soggetti, che poi inviano la donna al centro”.

In questi ultimi anni, grazie al lavoro di rete, si sono intensificati i progetti di sensibilizzazione e formazione per la prevenzione di questo problema e un intervento più efficace. “Ciò nonostante i dati in nostro possesso rappresentano solo la punta dell’iceberg, per questo occorre continuare questo lavoro di riconoscimento del fenomeno insieme”.

ab

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