Cronaca
Giornata nazionale dei 'camici bianchi': il grazie del sindaco agli operatori dell'Asst Crema
Lo scorso novembre è stata istituita la giornata nazionale dei camici bianchi, che ricorre oggi, 20 febbraio. Una solennità civile, dedicata a tutti gli operatori che gravitano nelle strutture sanitarie: medici, infermieri, oss, tecnici…
Il sindaco di Crema, Stefania Bonaldi, ha ringraziato il personale dell’ospedale Maggiore, che da un anno è in prima linea nella lotta contro il covid. Di seguito il testo integrale.
Carissime, Carissimi,
il 27 novembre scorso è entrata in vigore la legge di “Istituzione della Giornata nazionale del personale sanitario, sociosanitario, socioassistenziale e del volontariato”- Legge 13 novembre 2020, n. 155. La giornata si celebra il 20 febbraio di ogni anno e costituisce solennità civile. Non un giorno “qualsiasi”, ma l’alba di un dramma inatteso, è il giorno cui una di voi, l’anestesista dell’Ospedale di Codogno, Annalisa Malara, con un atto a metà tra la scienza e l’arte, è riuscita a “individuare”, nella propria struttura, il primo paziente colpito da Coronavirus. Poche ore dopo il nostro ospedale, oggi mi piace dire il nostro amato ospedale, è stato cinto d’assedio da un nemico brutale, sconosciuto e soprattutto invisibile, tanto subdolo da approfittare del “fattore sorpresa” portandoci a un passo dalla catastrofe, tanto sprovveduto da non sapere che non vi sareste mai arresi, non ci saremmo mai arresi. Un ospedale è un universo singolare, una città nella città, una sentinella sempre vigile, 7 giorni su 7, 24 ore su 24, capace di superare le leggi del tempo, lo abbiamo sperimentato in quei momenti, nei quali le vostre giornate si dilatavano all’infinito, i turni si susseguivano, saltavano i riposi e le feste comandate, e nessuno si è mai lamentato. Un mondo popolato di donne e uomini, di scienza e di tecnologia, infrastrutture, reparti, macchinari. Soprattutto terapie intensive, mai come in quei mesi diventate un territorio neutro, dove vita e morte si contendevano a strattoni le persone. Una lotta disperata, che noi, dall’esterno, possiamo solo immaginare ma non riusciremo mai a comprendere fino in fondo.
Eravate come quei giovani che durante la Prima Guerra Mondiale furono sorpresi dalla mostruosità dei gas, usati a tradimento, violando trattati e spirito umanitario, portando una morte, anche allora, invisibile. Un nemico nuovo e inafferrabile, come il Covid-19.
Questo giorno vi spetta di diritto, a voi, operatori sanitari, socio sanitari, socio assistenziali in servizio, come a quei vostri ex colleghi rientrati dalla pensione per affiancarsi a voi, “perché quando si è medici o infermieri, lo si è tutta la vita”, così come a tutti coloro che in quei frangenti hanno prestato servizio volontario.
Ve lo ricorderemo ogni anno, perché se siamo qui lo dobbiamo a voi e ai vostri colleghi che si sono persi contendendo la vita all’invisibile. Tutti voi, dall’operaio neoassunto al primario più conosciuto, dall’impiegato amministrativo alla caposala, dall’addetta al guardaroba agli operatori sociosanitari, uno per tutti, Giovanni, Oss del Pronto Soccorso, amatissimo dai suoi colleghi e colleghe, scomparso nella lotta, che oggi appartiene, come ognuno di voi, alla nostra piccola storia. Per sempre.
Abbiamo sperimentato la certezza consolatoria che tra noi e il virus c’erano i vostri corpi, il vostro sapere, il vostro senso del dovere. Una “comunità curante”, che si è messa al servizio di una città e di un territorio. Senza risparmio, senza calcoli, senza recriminazioni, con dedizione, tenacia, coraggio, umanità.
Per questo adesso siamo pervasi da un sentimento difficile da condensare, perché troppo complesso, eppure, se mi sforzo di ridurlo in una sola parola, quella che mi travolge, certa di interpretare i sentimenti di tutte le cremasche ed i cremaschi, si chiama riconoscenza. Una riconoscenza che, vi preghiamo di crederci, sarà inestinguibile e nei prossimi mesi, qui, innanzi al nostro Ospedale, vorremo lasciare un segno alle nostre figlie e ai nostri figli, perché nessuno dimentichi.
Non lo permetteremo.
Con riconoscenza e con affetto.
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