Cronaca

Gaia, chirurgo: 'Inutile lamentarsi delle restrizioni se si rifiuta il vaccino'

“A chi sostiene che un vaccino sviluppato in un anno non è un vaccino sicuro rispondo che in casi emergenziali come questa pandemia, la burocrazia si snellisce, le comunicazioni avvengono in modo più rapido, i dati sono stati seguiti passo passo mentre venivano rielaborati dagli organi di competenza, per fare in modo che una loro valutazione potesse avvenire nel minore tempo possibile. Nessun passaggio è stato saltato, approssimazione e superficialità non sono di certo parole attribuibili alla scienza”.

Gaia Severgnini, cremasca, è una giovane medico, laureata a luglio 2020 in medicina e chirurgia all’Università di Bologna. A novembre ha prestato servizio all’Ausl di Piacenza, causa emergenza covid, effettuando sorveglianza sanitaria e contact tracing. Da dicembre 2020 ha accettato l’incarico come sostituto temporaneo di medico di medicina generale sul territorio cremasco.

Come ha vissuto la conclusione degli studi in piena pandemia?

L’ho sempre immaginata un po’ diversa da come è effettivamente stata. Non appena laureati io e tutti i miei colleghi neo medici ci siamo ritrovati catapultati nel mondo del lavoro che si trovava, e si trova ancora, sotto pressione e in carenza di organico. C’è stato poco tempo per fare esperienza, per cercare l’opportunità giusta per iniziare ad affacciarsi al mondo del lavoro, perchè ce n’era fin troppo e di medici c’era bisogno dappertutto, per cui abbiamo accettato le prime sfide ad occhi chiusi, ma consci del fatto che era necessario dato il grande momento di difficoltà.

Apprendendo la notizia dell’efficacia del vaccino anti-covid, da medico, quale è stata la sua reazione?

Ero emozionata ed elettrizzata perché mi è sembrata la luce in fondo a questo lungo tunnel, la possibilità di poter ritornare ad una vita quasi normale. Nonostante la fama dei no Vax sia ben nota anche a me, non avevo pensato che una così grande fetta di popolazione sarebbe stata contraria al vaccino o comunque non propensa ad essere sottoposta alla vaccinazione, perchè di fronte all’anno catastrofico che tutti noi abbiamo vissuto immaginavo che tutti avrebbero voluto la via di fuga. Cercare di ricostruire una nuova normalità deve essere lo sforzo comunitario di tutti, la coesione che c’è stata nella prima fase della pandemia durante i lockdown severi di marzo e aprile deve essere la stessa coesione necessaria ora per avere una campagna vaccinale efficacie.

Quali crede siano i prossimi passi da compiere per sconfiggere il virus?

Non è più sostenibile andare avanti solo con il distanziamento sociale, le mascherine, gli ingressi contingentati e lo smart working, perché per quanto ad oggi si sono rivelate misuri efficaci per il contenimento della pandemia, non è pensabile continuare con questo stress sociale a livelli così elevati. La prevenzione in medicina è sempre stato il traguardo a cui aspirare, perché significa essere un passo avanti rispetto alla malattia. Tutti i sacrifici fatti fino ad ora, non bastano più. Il virus è molto intelligente, muta, cambia e impara ad andare più veloce. Abbiamo fatto passi avanti nel capire come curarlo, ma rimane ancora troppo spesso imprevedibile; il passo successivo è imparare a prevenirlo, ed è proprio quello che è stato fatto con il vaccino.

Permangono, specie da parte dei non addetti ai lavori, molti dubbi in merito al farmaco messo a disposizione per prevenire il contagio.

Sono comprensibili. Ma quello che mi sento di dire è che ognuno ha le proprie competenze e conoscenze, è giusto informarsi, cercare di capire, sempre facendo riferimento a fonti d’informazione corrette, ma ad un certo punto bisogna avere anche l’umiltà di ammettere che c’è qualcuno più competente di noi in uno specifico ambito; questo è quello che serve che la popolazione oggi compia, lasciare che chi ha le competenze e gli studi adeguati alle spalle si occupi di gestire il vaccino e la campagna vaccinale, e forse in questo momento storico un atto di fiducia verso la scienza è la scelta più responsabile che si possa fare nei confronti della società.

Come superare queste perplessità?

Dovremmo tutti lasciare da parte l’individualismo che permea il nostro secolo e smettere di pensare che se non ne si trae vantaggio in primis allora non ne vale la pena. Mi sono vaccinata non appena mi è stata data la possibilità di farlo, non ho esitato perchè ritengo che sia innanzitutto un’azione di responsabilità civile nei confronti di tutta la popolazione, soprattutto quella più fragile, con cui ho a che fare quotidianamente nel mio ambulatorio di medicina generale. Non da meno ho visto nel vaccino che mi hanno somministrato la possibilità di tornare a viaggiare, di prendere un treno e andare a trovare i amici che non vedo da mesi, o più semplicemente poter dare un bacio sulla guancia a mio nonno quando compirà 91 anni. Non è accettabile sentire continue lamentele su come siamo obbligati oggi a condurre le nostre vite piene di restrizioni e povere di socialità, rifiutando però l’opportunità che ci stanno offrendo come via d’uscita.

E ai suoi colleghi ancora scettici cosa vorrebbe dire?

Vorrei ricordare l’importanza dell’aggiornamento costante nel nostro lavoro. La scienza si sta muovendo in fretta, la biologia molecolare che permette lo sviluppo dei vaccini, fa passi avanti ogni anno. Il dubbio più grande che ho sentito muoversi nella categoria è quello della nuova modalità di vaccino ad mRNA che non era mai stato sperimentato. Studi in merito ce n’erano già parecchi, è anche per questo che lo sviluppo del vaccino è stato piuttosto rapido. La pandemia da Covid 19 ha “dato il la” alle sperimentazioni cliniche ed ha permesso di concretizzare quelle che prima erano solo idee e ipotesi. Noi sanitari siamo in grado di leggere gli studi, interpretare i dati dei trial clinici, perché abbiamo acquisito i mezzi durante gli anni di formazione, ed è proprio questo il nostro compito ora, cercare di spiegare in modo semplice e comprensibile a chi non ha questi mezzi di interpretazione, ciò che la sperimentazione ha dimostrato. Leggo nel non volersi vaccinare dei sanitari pigrizia e mi permetto di aggiungere anche mancato rispetto di un giuramento compiuto all’inizio dell’esercizio della professione.

Ambra Bellandi

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