Cronaca

Spinelli, medico cremasco: 'Il vaccino è la via migliore per tornare alla normalità'

“Penso che il significato e l’importanza di tutti i vaccini nella prevenzione primaria sia già ampiamente spiegato, non spetta a me farlo. Nel caso di COVID-19 tutto ciò è anche avvolto da una sfera emozionale non indifferente: vogliamo tutti tornare alla vita di prima, e sfido chiunque a trovare una via migliore di quella del vaccino”.

Sono le parole di Gianluca Spinelli, giovane medico cremasco in forze al Policlinico San Donato. Attualmente è impegnato presso la struttura dell’Ospedale in Fiera come Anestesista-Rianimatore.

Lei si è vaccinato il 5 gennaio. Ha notato particolari effetti collaterali?
Ho riscontrato solo un lievissimo indolenzimento al braccio, che il giorno seguente si è pianamente risolto.

Qual’è il suo giudizio in merito alla libertà di scelta nella somministrazione del farmaco anti-covid? 
Riconosco la libertà di gestire il proprio corpo e la propria vita come un diritto inalienabile di ogni essere umano, ma penso che il ritornello “la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri” non riuscirà mai – grazie al cielo! – a diventare un mero slogan, ammesso di riuscire a tradurla in atteggiamenti reali di rispetto e fraternità. Ma soprattutto: che libertà c’è dietro a un comportamento dettato dall’ignoranza o dall’inconsapevolezza? A me pare più una forma di prigionia.

Tra gli operatori sanitari vi è una parte – seppur in minoranza – che mette in dubbio l’utilità del vaccino. 
Purtroppo sì. Alcuni vedono questo atteggiamento come espressione di coraggio e libero arbitrio, nonché come argomento probante di tutto lo scetticismo che si respira. Io ci vedo solo la disattenzione nei confronti di un giuramento che recita “in scienza e coscienza”: perché, nel mondo di oggi, dare l’esempio e fornire un livello di informazione corretta e alla portata di chi non è un “addetto ai lavori” sta diventando un servizio non meno importante della cura dei malati. Il confine tra libertà di scelta e irresponsabilità civile diventa estremamente labile in questo caso. Nel caso di noi medici diventa anche ignoranza professionale. mi arrabbio ancora di più quando leggo di medici e infermieri che rifiutano il vaccino. Perché se godiamo degli stessi diritti di tutti, abbiamo anche doveri e responsabilità ben precisi, tra cui studiare! Rifiutare questo vaccino significa non aver letto mezzo dato.

Chi non è ‘addetto ai lavori’, ascoltando pareri discordanti, rischia di andare in confusione. E’ comprensibile?
Il dubbio è ciò che fa progredire la conoscenza, ma questo si verifica solo se alla domanda segue la ricerca di risposte. In questo specifico caso le risposte ci sono, anche in termini numerici e statistici, perché di questo bisogna parlare. Lo scetticismo passa con lo studio: un’ipotesi si conferma o si smentisce, fine della storia. Se non si verifica una di queste due conclusioni, diventa un atteggiamento privo di consistenza e fine a sé stesso. Non è libertà questa.

Lei propende per l’obbligo vaccinale?
In questo momento storico, sì. Ma solo perché è diventato necessario: sarebbe molto più bello se si potesse raggiungere una coscienza collettiva che rendesse superfluo l’obbligo, se tutti fossero consapevoli di quanto è importante vaccinarsi. Quella si che sarebbe una forma di libertà.

Ambra Bellandi

 

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