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Osservatorio Fim, in provincia
ammortizzatori sociali per
oltre 11mila metalmeccanici

Sono 720 le aziende e 11.784 i dipendenti metalmeccanici (su un totale di 13.484 occupati) in provincia di Cremona ad essere stati interessati da richieste di ammortizzatori sociali in questo 2020. E’ quanto emerge dall’Osservatorio Fim Asse del Po cha ha raccolto il riepilogo delle richieste di ammortizzatori sociali avanzate nel corso dell’anno da parte delle aziende e che hanno coinvolto le Organizzazioni Sindacali. In particolare 9.724 lavoratori di 285 aziende hanno avuto accesso alla Cassa Integrazione ordinaria (nel 2019 386 di 17 aziende), 18 la straordinaria e 2.060 hanno beneficiato del Fondo di solidarietà bilaterale dell’artigianato, contro i 32 dello scorso anno. A completare il quadro, in 64 sono stati coinvolti da contratti di solidarietà e un’azienda cremasca (14 i dipendenti coinvolti) ha chiesto un accordo collettivo per la risoluzione consensuale incentivata dei rapporti di lavoro, allo scopo di accompagnare al pensionamento i propri dipendenti.

Analizzando le varie zone della provincia, il cremasco risulta quella maggiormente interessata sia per quanto riguarda il numero di aziende (308) che di dipendenti coinvolti (4.230 su un totale di 4.569). A Cremona, invece, i dipendenti coinvolti sono stati 3.770 sui 5.041 di 183 aziende. A seguire, chiaramente influenzate anche dalla popolazione e dal numero di insediamenti di attività, le zone del Casalasco (1.777 dipendenti coinvolti su 90 aziende) e di Castelleone (1.179 persone di 75 aziende), mentre la meno interessata è stata quella di Soresina-Soncino (828 lavoratori e 64 aziende).

Il settore metalmeccanico della provincia di Cremona, secondo lo studio, ha visto una notevole richiesta di utilizzo dell’ammortizzatore sociale per cause legate al Covid-19 anche se il settore è stato coinvolto dai fermi produttivi in modo marginale se paragonato ad altri settori merceologici. La situazione, però, come viene sottolineato dall’Osservatorio, non è confrontabile con i dati del 2019 che hanno visto un “oculato utilizzo dell’ammortizzatore sociale”. Lo scorso anno infatti solo 21 aziende (di cui 4 artigiane) hanno richiesto un supporto per calo di lavoro coinvolgendo 429 dipendenti su un totale di 539 occupati. La gran parte delle richieste del 2020 sono riferite al periodo del primo lockdown e gradualmente hanno proseguito fino all’estate.

Alla ripresa di settembre l’osservatorio ha rilevato un forte calo di richieste di proroga. Sempre da settembre, inoltre, meno di un terzo delle aziende industriali interessate ha richiesto ulteriori periodi di sospensione e solo 19 nuove aziende sono entrate nel nostro osservatorio. Diverso ragionamento sulle aziende metalmeccaniche artigiane che hanno molto sofferto Ia crisi legata allo stato pandemico, soprattutto per chi lavora conto terzi, e la cui situazione legata alle proroghe potrà essere analizzata solo più avanti.

“Non dobbiamo abbassare la guardia – sottolinea la Fim -, la prudenza e il rispetto delle regole è ancora un obbligo perché in queste condizioni, non ci possiamo permettere di ritornare alla primavera scorsa. La priorità è mettere sotto controllo la Pandemia, ma anche guardare al dopo e cominciare a costruirlo, come ci esorta il nostro Presidente della repubblica per aprire ‘una nuova stagione di costruttori’ che abbia il coinvolgimento di tutti i corpi intermedi della società”. Per il sindacato metalmeccanico “bisogna preparare una nuova stagione di sviluppo, di rilancio sostenibile su più piani: ambientale, sociale ed economico-produttivo” e “puntare (come da tempo stiamo tentando dl portare avanti)ad una società ed ad un ambiente di lavoro inclusivo eliminando le disparità”

Per la Fim il 2021 “ci porterà ad affrontare velocemente nodi da sciogliere prima che arrivi Aprile”. “Ammortizzatori sociali – concludono dal sindacato – e blocco dei licenziamenti sono strumenti importanti nell’emergenza, ma ora si deve pensare a difendere l’occupazione, utilizzando nuovi strumenti solidali: riformare gli ammortizzatori sociali, rafforzare le politiche attive e il sistema della formazione continua e professionale per colmare quel gap di competenze (anche tecnologiche e digitali) che sono una piaga per il nostro Paese e per il nostro capitale umano”.

Mauro Taino

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