Lockdown, festività e vaccino: la situazione in UK raccontata da una cremasca a Londra
Mentre in Italia il Governo non ha ancora deciso come affrontare la gestione della pandemia durante le festività natalizie, in Inghilterra il primo ministro Boris Johnson ha attivato, a partire da oggi 16 dicembre, la three–tier, corrispondente della nostra ‘zona rossa’.

A raccontare la situazione sociale ed economica è Maria Laura Ventura, 32enne che da anni risiede a Londra: “Siamo rimasti in lockdown per un mese, a partire dai primi di novembre. Anche se non lo definirei un vero e proprio lockdown, perché la gente usciva, si poteva fare quasi tutto, anche perché i bar e i ristoranti si erano organizzati con il take-away”. Le scuole non si sono mai fermate e l’unico elemento che dava l’idea di chiusura erano le serrande dei negozi abbassate.
“Tra playstation, lavoro e qualche gioco da tavolo, il mese è trascorso abbastanza velocemente. Dieci giorni fa si è riaperto quasi tutto, ma da oggi si torna in lockdown, anche se meno restrittivo. I negozi di abbigliamento restano chiusi e ai bar è concesso il delivery; mentre alberghi e B&B devono chiudere. Gli istituti scolastici saranno gestiti dalle singole councils (i nostri quartieri, ndr) per eventuali lezioni in presenza”. Estetiste, parrucchieri e palestre possono continuare ad esercitare, così come si prosegue ad incentivare lo smart working e a sconsigliare gli spostamenti eccessivi tra le zone della città. In ogni caso, la masacherina è obbligatoria solo al chiuso.
Johnson non ha posto un termine alle nuove misure restrittive, che potrebbero essere eventualmente allentate per le feste di Natale: “Non sappiamo quanto durerà. Gli inglesi, come credo tutto il mondo, sono piuttosto confusi, ma vivono questa situazione con una certa tranquillità. Non prendono la pandemia sottogamba, ma sono molto più preoccupati per l’economia che per la malattia”.
L’Inghilterra è stato il primo tra i Paesi occidentali ad usufruire del vaccino, poco più di una settimana fa. Sono arrivate 800.000 dosi a fronte delle 40 milioni necessarie. “L’avvio delle vaccinazioni anti-covid inorgoglisce un popolo già di per sé fiero, ma la gran parte dei miei conoscenti non si vaccinerà spontaneamente. Nessuna posizione no-vax, semplicemente credono che la chiamata ad eseguire l’immunoprofilassi debba arrivare dal sistema sanitario nazionale e non su base volontaria”.
Una posizione condivisa dai più che non è stata ribaltata neppure dalla campagna pro-vaccinazione effettuata dalla Regina Elisabetta II, che ha annunciato di far sapere pubblicamente quando eseguirà la vaccinazione, insieme al marito Filippo di Edimburgo.
“Mio padre è medico, non sono no-vax, ma condivido la posizione dei miei conoscenti. Forse anche per la preoccupazione relativa alle controindicazioni. Ammetto però che più vedo persone vaccinarsi, più mi tranquillizzo”.
Ambra Bellandi


