Cronaca
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Estorsioni: in Appello chiesta conferma della condanna a 5 anni per l'imprenditore Silvani

Il tribunale di Brescia

Si è discussa oggi in forma cartacea l’udienza d’Appello per l’imprenditore Antonio Silvani, 58 anni, artigiano di Chieve, accusato di episodi di estorsione, alcuni consumati, altri tentati, e di reati tributari. Per l’imputato, il procuratore generale ha chiesto la conferma della condanna emessa in primo grado a 5 anni e 3 mesi. Nel primo giudizio nei confronti di Silvani erano cadute le accuse di associazione a delinquere e quelle riguardanti i reati finanziari ed erano state assolte con formula piena Cinzia Quadrini, la moglie di Silvani, e la figlia Ambra, 26 anni, che in seguito alle accuse aveva trascorso 45 giorni di arresti domiciliari. Tutti sono stati processati con il rito abbreviato. L’imprenditore era finito in carcere nel maggio del 2016 in seguito ad un’indagine della guardia di finanza che aveva visto coinvolte, oltre alla moglie e alla figlia, anche la segretaria Gisella Cividino che ha già patteggiato. Per quanto riguarda le parti civili (i clienti vittime di estorsione), il gup di Cremona aveva disposto provvisionali tra i 1800 e i 10.000 euro. Domani si saprà la decisione dei giudici di Brescia. In Appello, Silvani era difeso dall’avvocato Fabio Schembri, il legale di Milano che assiste Olindo Romano e Rosa Bazzi, i due coniugi condannati definitivamente all’ergastolo per la “strage di Erba”.

Per l’accusa, Silvani, titolare, in passato, di una ditta di serramenti per la quale non avrebbe mai versato le imposte, aveva ideato ed organizzato, con il concorso dell’avvocato cremasco Angelo Branchi, un vero e proprio sistema estorsivo con il quale ottenere, da centinaia di suoi vecchi clienti, di essere pagato più volte per la stessa fornitura di infissi e porte. Dieci anni dopo la cessazione dell’attività artigianale di vendita di serramenti, per la quale aveva anche accumulato un debito erariale di oltre 600mila euro, Silvani aveva cominciato a sollecitare ai vecchi clienti il pagamento di fatture mai a suo tempo emesse e per le quali aveva peraltro già ottenuto il pagamento, giungendo persino a gonfiarne gli importi. Gli investigatori ritengono contasse sul fatto che, a distanza di dieci anni (periodo oltre il quale gli istituti di credito non conservano più la documentazione delle operazioni bancarie) e, soprattutto, a causa dell’utilizzo di somme in contanti, i clienti non fossero in grado di dimostrare di aver già pagato i serramenti acquistati.

L’unico ad aver scelto il rito ordinario era stato l’avvocato Angelo Branchi, condannato in primo grado, il 3 marzo scorso, ad una pena di 7 anni e un mese di reclusione per l’accusa di estorsione tentata e consumata.

Sara Pizzorni

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