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Due opere dell'artista Ugo
Bacchetta esposte nella
cripta del Duomo di Crema

Una donazione della famiglia del pittore cremasco, effettuata grazie alla mediazione dell'ex primario di Pediatria Emilio Canidio

Sono tornati a Crema, grazie alla donazione della famiglia e in particolare del fratello Cesare, due preziosi quadri dell’artista Ugo Bacchetta. I dipinti, raffiguranti uno la crocifissione e l’altro la deposizione di Cristo, hanno trovato collocazione nella cripta del Duomo, ai lati del Compianto.

Mediatore tra la famiglia Bacchetta e don Giuseppe Pagliari, responsabile dei beni artistici della diocesi, l’ex primario di Pediatria Emilio Canidio, amico del pittore e suo grande estimatore. “Queste sono opere straordinarie, che ora, grazie alla generosità di Cesare e dei suoi famigliari, restano a disposizione di tutti. E’ un grandissimo regalo ai cremaschi”.

A sua volta, il fratello dell’artista, ha voluto ringraziare “tutti coloro che si sono adoperati affinché i dipinti trovassero posto in cattedrale. Sono stati disposti in modo meraviglioso. Credo che se Ugo fosse qui, sarebbe contento. Anche se lui era schivo e riservato”. Un tratto carratteriale distintivo di Bacchetta, sottolineato anche da Canidio: “E’ rimasto quasi nascosto alla città. Per lui, dipingere era mettere sulla tela il suo sentire, il suo animo, i suoi pensieri. Un atto straordinariamente intimo”.

Una descrizione che trova pieno riscontro nelle opere appena esposte nella cripta. In particolare la crocifissione, con i suoi toni scuri e le pennellate decise, trasmette la ricerca riflessiva e intima del dolore di Gesù in croce, catturando proprio il momento in cui, rivolgendosi a Dio, chiede “Perché mi hai abbandonato?”.

La deposizione, più chiara nei colori, ma non meno drammatica nella scena, stando alla spiegazione di Canidio è attribuibile a Cristo come a qualsiasi altra persona morta ingiustamente. “Per Ugo era la deposizione del minatore, tratto esanime dalla terra”. Pensiero condivisibile se si pensa alla capacità di Bacchetta di applicare lo stile figurativo in modo estremamente personale, senza essere anacronistico, reinterpretando le scene in chiave moderna.

I cremaschi ora potranno intraprendere la scoperta di un artista che rifuggiva alle mode, ai segni estetici vuoti e senza afflato etico; ma che anzi ricercava l’abisso dell’intimità in ogni sua opera.

Ambra Bellandi

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