Gli effetti della pandemia sulla vita delle persone: l'analisi della psicoterapeuta Mazzola
L’impatto della pandemia sulla vita e la psicologia delle persone è ancora ben lontano dall’esaurirsi. Uno spunto interessante per meglio comprendere la situazione è l’analisi della dott.ssa Ambra Mazzola, psicoterapeuta sistemico-relazionale. Laureata all’Università Cattolica di Milano, si è specializzata presso l’Istituto Europeo di Terapia Sistemico-Familiare (Eist). Esercita a Crema dal 2011, incontrando ogni mese un centinaio di pazienti. Questi, nel trimestre agosto-ottobre, sono aumentati del 30% rispetto al medesimo periodo del 2019.
“Ho notato una sostanziale differenza tra la prima e la seconda parte della pandemia. In primavera ha prevalso una sintomatologia ansiosa che cresceva d’intensità e richiedeva urgenza nella presa in carico”.
Non è un mistero che la diffusione del coronavirus sia stato un trauma “non ancora completamente superato, che ha congelato la parte emotiva quotidiana, ma che ha fatto emergere la paura”. Con l’arrivo dell’estate, secondo l’analisi della dott.ssa Mazzola, le persone hanno ritrovato parte della loro libertà e si sono quindi rasserenate.
A settembre, dopo le vacanze, si è però dovuto fare i conti con una nuova normalità e con l’innalzamento della curva dei contagi che ha portato, in ottobre, a una seconda chiusura – seppur parziale -. “A livello di consapevolezza le persone non erano più quelle di prima. I pazienti arrivavano, e arrivano, da me con interrogativi esistenziali circa la propria vita, le proprie relazioni. Molti si sono resi conto di non essere più felici”.
Questo perché durante il primo lockdown il rallentamento dei ritmi di vita “ha dato il tempo alle persone di riflettere e porsi domande”. Da qui l’affiorare di nodi irrisolti e la consapevolezza di avere bisogno di qualcosa di diverso, migliore, per sé stessi. Finita la quarantena e dopo la ‘sospensione emotiva’ legata all’estate, una buona percentuale di persone si è resa conto che qualcosa non andava.
Accanto agli interrogativi senza risposta, in questa seconda ondata “sta parallelamente emergendo un senso di noia, oppressione e, soprattutto, incertezza per il futuro. Se con il primo lockdown avevamo un termine, ora è un rincorrersi di proroghe che destabilizzano. Tanti pazienti che non sentivo da mesi mi hanno ricontattata per riprendere il percorso di terapia o per delle semplici consulenze”. I percorsi che segue la dottoressa Mazzola riguardano prevalentemente l’ambito famigliare, che attraverso l’approccio sistemico-relazionale sono volti alla risoluzione di crisi esistenziali, coniugali e disagi emotivi legati alla propria condizione di vita.
Il 20% delle crisi di coppia seguite dalla psicoterapeuta si sono risolte con una separazione. Coppie per lo più giovani, senza figli o legami economici che potessero impedire l’allontanamento. Una fetta analoga, invece, pur volendo una rottura, ha dovuto fare i conti con un disagio finanziario “che è tornato prepotentemente ad influenzare questo tipo di scelta”.
L’approccio sistemico-relazionale può risolvere il disagio perché lavora in ottica più ampia: “Ora come mai le persone hanno necessità di ridefinire relazioni e contesto di vita, perché le relazioni si sono modificate e il mondo esterno non è più come prima. E’ fondamentale interrogarsi, parlare delle proprie emozioni, comunicarle a chi ci sta vicino. Questo è già un primo passo per affrontare il disagio”.
Stando all’occhio clinico della dottoressa Mazzola i cremaschi risultano “stanchi e affaticati. Lo noto dalla scarsa pazienza e tolleranza nelle piccole azioni quotidiane, come la ricerca del parcheggio o l’attesa in coda alla posta. Ma rilevo anche la voglia di stare insieme e vivere gli affetti, la necessità di tornare alla normalità, di battersi per una porzione di felicità. Questo è positivo”.
Ambra Bellandi