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Lavoro fermo e cassa
integrazione: la testimonianza
del bartender Teddy Lipani

Teddy Lipani

Non solo i titolari degli esercizi commerciali stanno risentendo della chiusura, anche i dipendenti, molti in cassa integrazione, chiedono di poter tornare a lavoro. E’ il caso di Teddy Lipani, da 15 anni bartender, che attualmente lavora per l’Hemingway Café di piazza Aldo Moro a Crema.

“Ho maturato un’esperienza tale per cui il mio stipendio mi permette di vivere in serenità, ma quest’anno è stata dura. Durante il primo lockdown ero preoccupato: vedevo il conto corrente svuotarsi pian piano, senza possibilità di integrare con le entrate”. La cassa integrazione è sempre arrivata, ma l’affitto, come per tutti, è rimasto il medesimo, così come le bollette.

“La scorsa primavera ho pensato di inventarmi qualcosa di nuovo per poter guadagnare qualcosa, perché la situazione, intorno a maggio, iniziava a farsi critica”. Durante l’estate i bar, Hemingway compreso, hanno lavorato molto, complice anche la voglia di svagarsi dei cremaschi.

“Un nuovo problema è sorto quando qualche locale non è riuscito a far rispettare le disposizioni per il contenimento del contagio. Noi abbiamo lavorato bene – aggiunge – Siamo stati integerrimi riguardo rilevazione della temperatura (anche ai dipendenti), igienizzazione e utilizzo corretto della mascherina, tanto che l’Amministrazione ci ha fatto i complimenti”. Teddy afferma di essere arrivato a turni di 10 ore e la situazione sembrava quindi, almeno in parte, più tranquilla.

Non fosse che ad ottobre, a causa dell’impennata della curva dei contagi, le attività di ristorazione hanno dovuto nuovamente abbassare la serrranda. “Abbiamo deciso di attivarci per la colazione da asporto, che funziona bene, ma l’incasso è comunque meno del 10% di una giornata qualsiasi di lavoro. Non basta per andare avanti”. Inoltre, con il solo asporto del mattino, la maggior parte dei dipendenti viene obbligatoriamente lasciata a casa.

“Credo che aprire in sicurezza sia possibile. Lavoro, oltre che come barman, anche per fiere ed eventi e, in generale, per i servizi della vita notturna. Un’idea potrebbe essere quella di far chiudere gli esercizi ad orari diversi, a rotazione. Già così si eviterebbe la massa di persone che allo scoccare delle 23.00 si reca a recuperare la macchina e torna casa”.

All’Hemingway i titolari Fabio Soffientini e Marco Gruppi, non sono rimasti fermi. Anzi: “Abbiamo fatto formazione con sommelier e stiamo pensando al rinnovo della lista dei cocktail invernali. I proprietari hanno anche in programma delle piccole ristrutturazioni del locale e, forse, anche se speriamo di poter riaprire con orario pieno, potremmo avviare la DAD – Degustazione a Distanza di birre artigianali, commentate in call da un esperto”.

Le idee sono molteplici, ma ad oggi non vi è ancora alcuna indicazione sulla riapertura. “Questa categoria, come altre, ha bisogno di aiuti concreti. Perché se un esercizio ha perso 100.000 euro di fatturato, di 8.000 se ne fa ben poco. Le bollette sono sempre arrivate, così come le scadenze. Occorre che si alleggerisca la pressione fiscale su queste attività e, soprattutto, di riprendere a lavorare”.

Ambra Bellandi

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